Sulle tracce di Medusa

“Bisogna che la donna scriva se stessa: che la donna scriva della donna e che avvicini le donne alla scrittura, da cui sono state allontanate con la stessa violenza con la quale sono state allontanate dal loro corpo; per gli stessi motivi, dalla stessa legge e con lo stesso scopo mortale. La donna deve mettersi nel testo – come nel mondo e nella storia – di sua iniziativa”.


“Bisogna che la donna scriva dal suo corpo, che inventi la lingua imprendibile che schianti le pareti, le classi e le retoriche, le ordinanze e i codici, che sommerga, trapassi, travalichi il discorso di riserva ultimo, compreso quello che se la ride di dover dire la parola “silenzio”, quello che, mirando all’impossibile, si ferma di botto davanti alla parola “impossibile” e la scrive come “fine”. Tale è la potenza femminile che - travolgendo la sintassi, rompendo questo famigerato filo (un filo sottile sottile, dicono loro) che serve agli uomini da sostituto del cordone per assicurarsi, altrimenti non godono, che la vecchia madre sia sempre dietro di loro, a guardarli far fallo - le donne si spingeranno all’impossibile” 

Hélène Cixous, Il riso della Medusa




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