Annie Ernaux au-dessous de la littérature

Questo articolo è apparso sulla rivista LuciaLibri


Il piacere che traggo dalla lettura di Annie Ernaux è smisurato, immenso e commovente al tempo stesso. Uno stato di pienezza mi avvolge e mi coinvolge, ad ogni pagina affondo nell’Io dell’autrice che diventa, ben presto, l’Io universale. Perché la Ernaux ha avuto il coraggio di dare un nome a quel coacervo di emozioni e sensazioni che spesso non sappiamo spiegare, preferendo il silenzio alla parola evocativa e lirica. Un nuovo alfabeto letterario (al pari di quello inaugurato da Colette), linguistico e sociologico. Libro dopo libro (in Italia pubblicati dalla casa editrice L’Orma), Annie Ernaux ha costruito e ha dato un volto alla sua autobiografia gettando le basi per una biografia universale, all’interno della quale si rispecchiano intere generazioni. L’esplorazione caleidoscopica di Annie Ernaux nei confronti del suo passato, delle epoche della sua vita, diventa un racconto delle molte donne che è stata e delle donne che avrebbe potuto essere.

È affascinante poter ricostruire il mosaico letterario costituito dalla totalità delle pubblicazioni di Annie Ernaux fino ad oggi. L’architettura narrativa che sottende ogni suo romanzo crea una sorta di mappatura del corpo: il sentire dell’autrice ricorda la ricerca proustiana attorno al tempo e alla finitudine del tempo. Tuttavia, la Ernaux riesce a superare quella dicotomia, per Proust apparentemente invalicabile, tra un Io narrante e un Io vincolato al proprio sentire, in altre parole la Ernaux riesce a trascendere la distanza proustiana tra ciò che Leo Spietzer definisce l’«io che ricorda» e l’«io ricordato».

La coscienza dei ricordi è la prima fase di quel processo di oggettivazione che accompagna la scrittrice dapprima nel disseppellire gli eventi traumatici del suo passato per poi uscire da se stessa e da quel sentire doloroso abbracciando un punto di vista più concreto ma non per questo meno emozionale. L’urgenza della scrittura di Annie Ernaux nasce sempre da un’emozione estremamente intima e radicata nella sua persona: si immerge nelle cavità più profonde di se stessa per raggiungere la Verità ultima, quella da cui non si può sfuggire.

Questo processo lo vediamo nel libro L’evento, in cui l’autrice offre in dono a noi lettori la testimonianza traumatica dell’aborto, affrontato nella totale solitudine, nella Francia degli anni ’60, in un contesto sociale e famigliare sordo nei confronti delle volontà e delle scelte di una giovane donna. Strappando il certificato di gravidanza la Ernaux non solo si pone in netto contrasto con la condotta sociale dell’epoca ma impone la sua identità femminile.

Molti altri sono i ricordi che Annie Ernaux ci ha consegnato in questi anni attraverso i suoi libri. Affidandosi al lettore, la Ernaux ha donato ai posteri la sua memoria, che poi è diventata, in parte, anche la nostra. Lo vediamo in Memoria di ragazza, dove la scoperta dell’amore, del sesso, della libertà, diventano l’occasione per una riflessione più ampia sull’emancipazione e l’affermazione femminile (il nume tutelare è anche Simone de Beauvoir, come si legge qui). Lo vediamo attraverso la lunga lettera alla sorella mai conosciuta nel libro L’altra figlia: un vocabolario nuovo che si rivolge ad un interlocutore confinato nell’immaginario di una bambina che ascolta la conversazione tra i genitori in una calda domenica d’estate.

Annie Ernaux scava continuamente, percepisce l’importanza del processo letterario in atto e non teme il risultato per tanto doloroso che possa essere. La condizione personale diventa condizione universale: ce lo dimostra nel libro Gli anni (ne abbiamo scritto qui), vincitore del Premio Strega Europeo 2016) dove autobiografia e storia collettiva si fondono in un’unica voce. L’esplorazione inedita del tempo attraverso la memoria e la Storia ci consegna un libro inaudito per forza e coraggio, per sentimenti narrati e tematiche trattate, per taglio linguistico e costruzione narrativa, un libro che non riguarda solo la sua memoria ma la memoria di un’intera generazione: il decorso culturale della Francia nel dopoguerra fino al racconto di eventi storicamente più recenti come l’11 settembre.

Il merito di Annie Ernaux risiede nella capacità di riuscire ad arrivare al nostro Io più profondo, a quell’umanità condivisa di cui parla Raphaëlle Rérolle che trovo sia una delle espressioni calzanti per descrivere il genio postmoderno che si cela au-dessous de la littératur (sotto e dentro la letteratura).


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