Annie Ernaux festeggia il suo compleanno: tutti gli articoli e le recensioni

Per festeggiare il compleanno di Annie Ernaux (Lillebonne, 1º settembre 1940) di seguito vengono raccolti alcuni articoli sulla voce femminile più potente del panorama contemporaneo internazionale, vincitrice del Premio Strega Europeo 2016.


Una delle frasi più potenti di Annie Ernaux riguarda «l’arte della memoria». L’unica alla quale non possiamo sottrarci. «J’ai le sentiment de creuser toujours le même trou», scrive Ernaux ne L’Écriture comme un couteau. Ed è probabilmente questo spirito che ci accompagna nella lettura de L’evento (128 pagine, 15 euro), edito in Francia da Gallimard e pubblicato in Italia da L’Orma Editore nella magistrale traduzione di Lorenzo Flabbi. Il fascino è racchiuso in una scrittura «au-dessous de la littérature», che proprio in questo terreno trova la sua naturale collocazione. Una scrittura definita, non impropriamente, «autosociobiografica» da Pierre-Louis Fort. La trasposizione del sentire femminile circoscritto ad un evento traumatico e scandaloso al tempo stesso prende le mosse da una lacerante alterità esistenziale per approdare a una consapevolezza e integrità dove memoria personale e storicità si fondono creando una sintesi dialettica che si risolve sul piano del reale e nell’incontro con il lettore.

Annie Ernaux au-dessous de la littérature
È affascinante poter ricostruire il mosaico letterario costituito dalla totalità delle pubblicazioni di Annie Ernaux fino ad oggi. L’architettura narrativa che sottende ogni suo romanzo crea una sorta di mappatura del corpo: il sentire dell’autrice ricorda la ricerca proustiana attorno al tempo e alla finitudine del tempo. Tuttavia, la Ernaux riesce a superare quella dicotomia, per Proust apparentemente invalicabile, tra un Io narrante e un Io vincolato al proprio sentire, in altre parole la Ernaux riesce a trascendere la distanza proustiana tra ciò che Leo Spietzer definisce l’«io che ricorda» e l’«io ricordato».

La trasformazione femminile: Memoria di ragazza di Annie Ernaux
Chi di noi ha sepolto tra i ricordi il momento di passaggio alla vita adulta? Quanto ci costa rievocare quel passato troppo ingombrante da diventare inconfessabile persino per noi stessi? Talvolta il ricordo è l'unica arma che abbiamo per tenere in vita qualcosa (o qualcuno) del nostro passato. Per Annie Ernaux il ricordo si trasferisce sulla nuda carta, sul foglio bianco e intonso, prendendo forma attraverso un progetto di scrittura capace di farla "vivere al di sopra del tempo". Innalzandosi in volo, Annie Ernaux guarda la ragazza del '58 diventare donna, la guarda mentre si scopre soggetto libero. Da questo humus emozionale e in parte autobiografico nasce Memoria di ragazza pubblicato da L'Orma Editore nella traduzione di Lorenzo Flabbi. 

Dinnanzi ad alcuni eventi gravi e assoluti, il testimone, colpito nel profondo, prorompe nel canto, cioè nel grido che aspira alla purezza. Le parole di Jean Starobinski provengono dal suo saggio Introduction à la poésie de l’événement. La voce scende nell’abisso, il grido trafigge la tragicità del quotidiano infondendo un sentire inedito. Le parole del poeta trasfigurano la realtà, ne riscrivono limiti e confini. Ho pensato alle parole di Starobinski leggendo alcuni passi dell’opera L’écriture comme un couteau di Annie Ernaux (Gallimard, 2011). La sua voce, guidata dalle riflessioni di Frédéric-Yves Jeannet, taglia la pagina, affonda come un coltello nella sua storia, arriva alle radici per poi risalire e trasformare il racconto da personale a corale. Riflessioni che diventano per Ernaux l’occasione per considerare il simbolismo insito nel gesto di scrivere. Il gesto ha origine dalle mani, le stupende e benedette mani, rimembrando i versi di Rainer Maria Rilke (Ma tu hai stupende/ benedette le mani/ Nascono chiare a te dal manto/ luminoso contorno:/ Io sono la rugiada, il giorno/ ma tu, tu sei la pianta).

La bibbia del femminismo: Il secondo sesso di Simone de Beauvoir
Come si costruisce la libertà femminile e su cosa si fonda? Alla base della bibbia del femminismo contemporaneo, scritta da Simone de Beauvoir, c’è questa domanda che abbatte qualsiasi rivendicazione sociale e obbliga ad allargare gli orizzonti della ricerca e della riflessione. Ricerca e riflessione che trovano le risposte in testi filosofici e storici. Da qui l’indagine antropologica, biologica, psicoanalitica e letteraria del primo volume cui fa seguito il secondo volume con un’analisi prettamente più filosofica. «On ne naît pas femme, on le devient» («Donna non si nasce, lo si diventa»): è l’incipit del secondo volume. Una frase che ancora brucia, scuote, inquieta e lascia uno spazio bianco tra la parola femminismo e la parola donna.


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