Simone de Beauvoir attraverso Annie Ernaux

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Simone de Beauvoir, scegliere di ricordarla significa anche interrogarsi su ciò che la sua opera e la sua voce hanno prodotto e continuano a produrre nelle vite di altre donne, di altre scrittrici. Ho voluto ricordarla attraverso le parole di Annie Ernaux, che ha più volte riconosciuto in Beauvoir una presenza decisiva, pur senza averla mai incontrata.


 

Nel 1990, in occasione della pubblicazione del Diario di guerra e delle Lettere a Sartre (1930–1963), Annie Ernaux assistette con stupore alla violenza delle reazioni della stampa francese. Molti giornali scelsero il sarcasmo o una condiscendenza che riduceva Simone de Beauvoir a una figura minore, quasi domestica, ignorando la natura profonda di quei testi. Solo poche voci colsero ciò che Ernaux riconobbe immediatamente, ovvero che il Diario e le Lettere non erano una smentita dell’opera di Beauvoir, ma la sua prosecuzione più coerente, fedele alla logica di una scrittura di sé come luogo di verità. Fu proprio questo che, all’epoca, colpì Ernaux: il fatto che Beauvoir continuasse a disturbare, che anche oltre la morte la sua scrittura restasse irriducibile a una lettura pacificata, addomesticata. Invece di essere accolti per ciò che erano, testi dell’immediato, forme di un’altra verità, quegli scritti vennero usati come “prove a carico”, come se rivelassero una contraddizione tra vita e pensiero. Per Ernaux accadde l’opposto: Simone de Beauvoir restò fedele alla sua impresa di svelamento e offrì, ancora una volta, una dimostrazione della propria libertà.

 

In quel contesto, Ernaux accettò di partecipare alla trasmissione Apostrophes di Bernard Pivot per parlare di quei testi, pur sapendo quanto la televisione fosse un luogo ostile alla complessità del pensiero. “Ho accettato immediatamente, nonostante la perdita di tempo rispetto al mio libro, il ritardo supplementare che questo mi impone. È un dovere per me, una sorta di omaggio, piuttosto una forma di debito. Senza dubbio non sarei del tutto, senza di lei, senza l’immagine che è stata per tutta la mia giovinezza e i miei anni di formazione, ciò che sono. (E il fatto che sia morta otto giorni dopo mia madre, nell’86, è un segno ulteriore). Ho anche voglia di far passare in questa trasmissione una certa idea dell’azione della letteratura”.

 

Scrisse: “Se cito queste frasi, è perché mi sembrano riassumere, con spontaneità e, credo, sincerità, il ruolo che Simone de Beauvoir ha avuto nella mia vita e il senso che ho attribuito all’atto di scrivere. Devo precisare che non ho mai incontrato Simone de Beauvoir e che non ho mai cercato di farlo: per timidezza, a causa della distanza (vivevo in provincia) soprattutto perché sono sempre stata convinta che vedere la persona dello scrittore o dell’artista non aggiunga nulla di più alla sua opera. Come migliaia di donne, è attraverso i suoi libri e la sua immagine pubblica di scrittrice impegnata che ho vissuto il mio rapporto con Simone de Beauvoir”.

 

Ricordare oggi Simone de Beauvoir attraverso lo sguardo di Annie Ernaux, la donna e scrittrice che, più di ogni altra, ha accompagnato la mia vita fino ad ora, e che continuerà a farlo, indicandomi la strada da seguire, significa riconoscere che la forza delle sue opere e della sua voce non risiede soltanto nelle idee che ha sostenuto, ma nella capacità di aver autorizzato altre vite, altre scritture, altre libertà.

È in questo passaggio, da una donna all’altra, che si misura la sua eredità più profonda.




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