Questo mio corpo riceve la Menzione Speciale di Amnesty International

Questo mio corpo ha ricevuto la Menzione Speciale 2026 di Amnesty International Italia nell'ambito della XII edizione del Premio Letterario Città di Lugnano in Teverina. Un riconoscimento che mi emoziona profondamente e che tocca il cuore stesso del libro: il corpo come luogo di consapevolezza, libertà e autodeterminazione, ma anche come spazio nel quale si inscrivono le relazioni, le ferite e la possibilità di trovare una voce.


Riporto, per esteso la motivazione di Amnesty International: «L’opera riporta al centro la necessità di riconoscere il controllo sul proprio corpo come diritto fondamentale, partendo dalla consapevolezza di sé e arrivando alla forza di rivendicarlo nelle relazioni con le altre persone. In un momento in cui le conquiste contro la discriminazione vengono messe in discussione, in cui l’attacco ai diritti umani e ai diritti delle donne è globale, libri come questo ci aiutano e ricordare di cosa parliamo quando affrontiamo questi temi: della vita, della felicità e del godimento dei propri diritti da parte di milioni di persone. Come nella citazione iniziale di Annie Ernaux, quello che conta di più è come si accoglie, si comprende e si reagisce a un evento. Non rimanere indifferenti a violenza e soprusi chiama in causa tutte e tutti noi. Grazie a Sara Durantini per aver raccontato e grazie alle persone che non rimangono in silenzio».



Ricevere questo riconoscimento da Amnesty International ha significato, per me, vedere riconosciuto il senso più profondo da cui è nato il libro: raccontare il corpo per sottrarlo al silenzio e restituirgli voce. E ha significato soprattutto pensare, oggi più che mai, a tutte le donne che continuano a subire violenza, soprusi e forme di controllo sul proprio corpo e sulla propria vita; a quelle che hanno trovato la forza e la possibilità di parlare, ma anche a quelle che una voce ancora non riescono ad averla. Perché nessuna libertà può dirsi pienamente conquistata finché il corpo e la vita di una donna possono ancora essere considerati territorio di dominio, di possesso e di sopraffazione.


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