Quando Pina Bausch riscrisse Barbablù e il teatro danza
Nel 1977, attraverso il Tanztheater Wuppertal, Barbe-Bleue rappresentò una frattura netta con le convenzioni del balletto narrativo e un punto di svolta nella storia del teatro danza europeo. Pina Bausch prese il racconto archetipico (al centro l’uomo che uccideva le proprie mogli) e lo trasformò in un dispositivo scenico ossessivo, disturbante, ma profondamente contemporaneo.
La narrazione, giocata su un meccanismo di ripetizione, si interfacciava con la musica (quest'ultima tratta dall’opera di Béla Bartók) la quale si interrompeva continuamente e si riavvolgeva per mano di Barbablù stesso, come se il tempo fosse rimasto prigioniero della sua volontà. Questo gesto, semplice e brutale, divenne il cuore simbolico dell’opera: il controllo, la manipolazione, la reiterazione della violenza.
Come la musica, anche i corpi dei danzatori vennero attraversati da impulsi contraddittori: desiderio e paura, attrazione e repulsione. Le donne trascinate, esposte, respinte, mentre gli uomini oscillavano tra il dominio e la fragilità. Il risultato fu una coreografia costituita da frammenti emotivi, in cui ogni gesto sembrava nascere da un’urgenza reale, quasi autobiografica.
La scena era spoglia, ma carica di tensione. Non vi furono elementi decorativi superflui, tutto risultò funzionale a creare un ambiente claustrofobico, in cui lo spettatore era costretto a confrontarsi con dinamiche relazionali scomode e spesso disturbanti. Bausch non cercò mai di camuffare la violenza, al contrario la espose continuamente nella sua banalità e ripetitività quotidiana, rendendola ancora più inquietante.
Uno degli aspetti più radicali di Barbe-Bleue di Pina Bausch fu proprio questa ripetizione delle azioni, anche le più crudeli, un loop emotivo, in cui i personaggi erano incapaci di uscire dai propri schemi relazionali (e in questo senso, l’opera anticipò molte riflessioni contemporanee sulle dinamiche di potere, sulle relazioni tossiche, sul consenso sessuale).
A quasi cinquant’anni dalla sua creazione, Barbe-Bleue rimane un lavoro dirompente. Non solo per il suo contenuto, ma per il linguaggio che ha introdotto: un teatro danza che non voleva separare la scena dalla realtà, ma smontare, reinterpretare e poi ricostruire la fiaba in chiave moderna. Una fiaba che continua a risuonare e a parlarci con forza senza offrire risposte consolatorie.
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