La cultura fa sciopero: 12 giugno

giugno 12, 2026

Oggi il mondo della cultura sciopera e fa bene. A scioperare sono lavoratrici e lavoratori di musei, biblioteche, archivi, teatri e istituzioni culturali che denunciano salari insufficienti, precarietà e condizioni di lavoro non all'altezza delle competenze richieste.

 

Ma il senso di uno sciopero (e qui mi rivolgo alle sigle sindacali) sta nella sua capacità di inserirsi in una riflessione più ampia e continuativa sullo stato della cultura nel nostro Paese.




 

L’impoverimento a cui assistiamo da anni (e sottolineo da anni) non è soltanto il risultato dei tagli e del progressivo disinvestimento pubblico. Esistono anche responsabilità interne che troppo spesso restano nell’ombra: sistemi di cooptazione, lavoro gratuito o sottopagato considerato normale, opportunità distribuite secondo logiche di appartenenza più che di merito, per non parlare di una fetta di lavoratrici e lavoratori culturali totalmente invisibili e di disparità retributive. Una precarietà che viene tollerata quando non addirittura alimentata dagli stessi ambienti culturali.

 

È difficile rivendicare dignità per il lavoro culturale se si continua, al tempo stesso, a legittimare pratiche che quella dignità la consumano quotidianamente.

 

Per questo lo sciopero di oggi è importante. Non solo perché richiama l'attenzione sulle responsabilità delle istituzioni, ma perché dovrebbe aprire una discussione più profonda, e forse più scomoda, sul modo in cui il mondo della cultura organizza sé stesso, distribuisce risorse, riconoscimento e possibilità di accesso. Senza questa riflessione, il rischio è che la denuncia resti parziale.


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