lunedì 27 novembre 2023

Adrienne Rich, Nato di donna. La maternità in tutti i suoi aspetti. Un classico del pensiero femminile

--Voce alle Donne--


Patriarcato è il potere dei padri: un sistema socio-familiare, ideologico, politico in cui gli uomini  — con la forza, con la pressione diretta, o attraverso riti, tradizioni, leggi, linguaggio, abitudini, etichetta, educazione e divisione del lavoro determinano quale ruolo compete alle donne (…) Sotto il patriarcato posso vivere avvolta in un purdah o guidare un camion; posso allevare i miei figli in un kibbuz o essere il solo sostegno di una  famiglia senza padre o partecipare  a una manifestazione per la legge sull’aborto con un bambino in braccio; posso essere un “medico scalzo” in un villaggio della Cina popolare, o vivere in una comune di lesbiche della Nuova Inghilterra; posso diventare un capo di stato per diritto di nascita o per elezione o lavare la biancheria della moglie di un miliardario; posso preparare il caffè a mio marito  tra le pareti d’argilla di un villaggio berbero o vestire la toga accademica, quale che sia il mio status o la mia posizione, la classe sociale a cui appartengo, o le mie preferenze  sessuali, io continuo a vivere sotto il potere dei padri, e a me saranno aperti privilegi o influenza solo nella misura in cui il patriarcato e disposto a concedermeli, e solo a condizione che io paghi il prezzo dell’approvazione maschile


Adrienne Rich, Nato di donna, Milano, Garzanti, 1977




domenica 12 novembre 2023

Verso il 25 novembre. Sulla memoria storica, culturale, politica e sociale delle donne e dei movimenti femministi dagli anni Settanta ad oggi

Raccontare per raccontarsi. Guardare a come e a chi eravamo per capire l'intensità, le motivazioni, i valori e tutto ciò che ha contribuito a costruire la geografia culturale del femminismo negli anni Settanta poi diversificatasi nelle pluralità di prospettive che hanno portato, nei decenni successivi, alla nascita di numerosi spazi, fisici e virtuali, pensati, voluti e ideati dalle donne per le donne.

La florida e prolifica eredità di questa storia, non lontana nel tempo, arriva fino ai giorni nostri e l'unico strumento che abbiamo per capirla e conoscerla fino in fondo per comprendere realmente la geografia culturale del femminismo odierno è la lettura dei libri che hanno fatto la storia del femminismo. 

Leggere, quindi, per conoscere il nostro passato ed avere una visione consapevole e critica nei confronti del presente e delle prospettive future, per non essere schiave delle mode del momento che cavalcano l'onda delle tendenze.



    Convegno internazionale sulla violenza contro le donne alla Casa delle Donne in via del Governo      Vecchio, 1978. Foto dall'archivio fotografico di Paola Agosti sul movimento femminista il premio “Tempo ritrovato”.



Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, Il Saggiatore (trad. Mario Andreose e Roberto Cantini), 1961


Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna di Oriana Fallaci, Rizzoli, 1961


Noi e il nostro corpo - scritto dalle donne per le donne del Movimento di liberazione delle donne di Boston, Feltrinelli, 1974


Speculum. L'altra donna di Luce Irigaray, Feltrinelli, 1975


Donnità. Cronache del Movimento Femminista Romano, Centro di Documentazione del Movimento Femminista Romano, 1976


Taci, anzi parla. Diario di una femminista di Crala Lonzi, Scritti di Rivolta Femminile, Milano, 1978


Soggetto nomade: Femminismo e crisi della modernità di Rosi Braidotti, Donzelli, 1995


Cosa vuole una donna – Storia, politica, teoria. Scritti 1981/1995 di Alessandra Bocchetti, La Tartaruga edizioni, 1995


Pornografie. Movimento femminista e immaginario sessuale di Michi Staderini, Manifestolibri, 1998


Il femminismo degli anni Settanta a cura di Teresa Bertilotti e Anna Scattigno, Viella, 2005


Piccolo dizionario dell'inuguaglianza femminile di Alice Ceresa, Nottetempo, 2007


Libreria delle donne di Milano. Un laboratorio di pratica politica di Chiara Martucci, Franco-Angeli, 2008


Storia delle donne: da Eva a domani di Michela Zucca, Simone edizioni, 2010


Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, Feltrinelli, 2010


Memorie di una che c'era. Una storia dell'Udi di Marisa Rodano, Il Saggiatore, 2010


L’emancipazione malata. Sguardi femministi sul lavoro che cambia, Ornella Bolzani, ed. Libera Università delle Donne, 2010


Pratiche di scrittura femminista. La rivista "Differenze" 1976-1982 di Federica Paoli, Fondazione Elvira Badaracco - Franco Angeli, 2011


Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie di Fiamma Lussana, Carocci, 2012


Le leggi delle donne che hanno cambiato l'Italia a cura di Fondazione Nilde Iotti, Futura editrice (prima ed. 2013, seconda ed. aggiornata e ampliata 2019)


L'Italia delle donne. Settant'anni di lotte e conquiste a cura di Fondazione Nilde Iotti, con scritti di P. Amendola, G. Brunelli, G. Falconi, B. Ferri, R. Filippetto, V. Fiorillo, M. Garavaglia, D. Gottardi, P. Locatelli, A. Loretoni, S. Mancini, M. T. A. Morelli, L. Orlandini, R. Palanza, E. Riva, F. Rosa, F. Russo, R. Russo Jervolino, C. Tarantelli, F. Taricone, L. Turco, Donzelli editore, 2018 


I Monologhi della vagina di Eva Ensler, Il Saggiatore, 2018


Se nascerai donna di Oriana Fallaci, Rizzoli, 2019


La città femminista di Leslie Kern, Treccani, 2021 


Se la felicità… Per una critica al capitalismo a partire dall’essere donna di Rossana Rossanda, Christa Wolf, Alessandra Bocchetti, VandAedizioni, 2021


“Mai più sole” contro la violenza sessuale. Una pagina storica del femminismo degli anni Settanta di Nadia Maria Filippini, Viella 2022


Il nemico principale 1. Economia politica del patriarcato di Christine Delphy, VandAedizioni, 2022


Basta lacrime. Storia politica di una femminista 1995-2000 di Alessandra Bocchetti, VandAedizioni, 2022


Sorella Outsider. Scritti politici di Audre Lorde, Meltemi, 2022


Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell'identità di Judith Butler, Laterza, 2023


Una storia dei diritti delle donne di Alessandra Facchi e Orsetta Giolo, Il Mulino, 2023


Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale di Carla Lonzi, Rivolta Femminile Milano 1974, editrice Gammalibri Milano 1982, La Nave di Teseo 2023


Anni di rivolta. Nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta a cura di Paola Stelliferi e Stefania Voli, Viella, 2023


domenica 15 ottobre 2023

Incontri online: Laboratorio di scrittura autobiografica

Incontri online in collaborazione con la Libreria Come un fior di loto di Federica Cavalli 


Partendo dalla figura di Annie Ernaux, donna e scrittrice che ha fatto della sua vita un'autobiografia privata e collettiva al tempo stesso attraverso una scrittura che è necessità e urgenza, ogni incontro sarà una vera e propria occasione per entrare nel cuore dei libri di Ernaux analizzandoli da un punto di vista linguistico, stilistico e strutturale. 


Verranno forniti gli strumenti per poter affrontare un testo complesso come quello di Annie Ernaux e per produrre un testo di fiction e/o autofiction. 





Un ciclo di incontri online che prevede l'analisi e il commento dei libri della scrittrice francese premio Nobel per la letteratura nel 2022 e per imparare a scrivere un testo biografico e autobiografico.   


18 ottobre 2023 dalle 20:00 alle 21:30

25 ottobre 2023 dalle 20:00 alle 21:30

8 novembre 2023 dalle 20:00 alle 21:30

15 novembre 2023 dalle 20:00 alle 21:30

22 novembre 2023 dalle 20:00 alle 21:30


Programma


  • La scrittrice della memoria: la voce femminile di Annie Ernaux
  • Dall'autobiografia all'auto-socio-biografia: Una donna e Il posto
  • Memoria e autobiografia. La scrittura fotografica nei libri di Annie Ernaux
  • Lingua dei dominati e dei dominanti: la scrittura autobiografica come strumento politico e sociale per vendicare le proprie origini
  • Voce al corpo: L'evento, Memoria di ragazza, L'usage de la photo


Un ciclo di incontri online aperto a tutte e a tutti. 

Per info e iscrizioni: scrivete e/o chiamate Federica Cavalli 

340.7280347 segreteria@comeunfiordiloto.it 


mercoledì 27 settembre 2023

"Io non so cos'è scrivere". Marguerite Duras raccontata da Yann Andréa in Questo amore

C'è un amore che grida, chiede aiuto, affonda e riemerge in un dolore che diventa, ben presto, riflesso di quella stessa storia, tormentata e ossessiva, quella narrata da Yann Andréa in Questo amore pubblicato da Fve editori. Giovane e introverso studente di filosofia, Yann Andréa abbandona la vita così come la conosceva per vivere Duras.

Yann Andréa e Marguerite Duras. Di loro avevo già scritto in uno dei miei libri*, immaginandoli a bordo della Peugeot 104, all'alba. I volti illuminati dai primi raggi di sole sul molo di Honfluer. Abitavano insieme da alcuni mesi dopo che lui, il ventitreenne studente di filosofia, era stato al cinema Lux di Caen per assistere alla proiezione di India Song e aver ascoltato la voce di Duras in seguito alla visione della pellicola. L'incontro con lei, quel primo incontro fu fatale.


Qualche tempo prima, Yann Andréa aveva letto per caso I cavallini di Tarquinia. Folgorato dalla scrittura di Duras, attraversato dalle sue parole, un turbinio di emozioni aveva messo in moto le zone più profonde e recondite di Yann. Impossessato dalla scrittura di Duras, Yann Andréa non poteva perdere l’occasione di conoscere colei che faceva tremare ogni parte del suo corpo.

Lo vedo mentre si avvicinava al cinema Lux, lo vedo mentre la cerca con gli occhi sulle note della voce di Jeanne Moreau. Vedo il suo sguardo estasiato mentre ascolta le parole di colei che già ama di un amore senza amore. È ammaliato, Yann Andréa, non come gli altri ma più degli altri.

Lo guardo mentre si avvicina a Marguerite. Tra le mani stringe il libro Détruire, dit-elle. Le chiede una dedica e poi aggiunge, con voce tremante, se può scriverle delle lettere, se può dargli un indirizzo al quale spedirle. Inaspettatamente lei accetta e gli fornisce lo stesso indirizzo che sarà il luogo nel quale si rifugerà, molti anni dopo, alla morte di Marguerite Duras.

Lui le scriverà per cinque anni consecutivi, senza ricevere risposta.

Non poteva sapere che Marguerite Duras aveva ricominciato a bere proprio l’anno del loro incontro. Stretta nella morsa della sua solitudine, Duras riviveva i dolori della sua vita. Ritornava in modo ossessivo sulla sua storia. Travolta dalla propria ossessione, Duras era logorata da ricordi troppo ingombranti per essere lasciati nel posto in cui si trovavano ma, allo stesso tempo, troppo importanti per essere ignorati. Duras non impedì che la corrente li allontanasse, tuttavia nell’atto stesso di immergere la lenza nella memoria, lei lasciò che l’acqua portasse a galla quello che era rimasto sul fondo per tanto, troppo, tempo. 

Per cinque lunghi anni, le lettere di Yann Andréa portarono una luce nel buio della stanza di Marguerite Duras.  Le sue parole denotavano un trasporto empatico senza eguali. Nessuno, in quel periodo, era riuscito a entrare così in profondità nel suo universo. Nessuno, eccetto quel giovane studente di filosofia. Lo stile linguistico, l’intensità del linguaggio… tutto nelle lettere di Yann era permeato dall’universo durassiano. 

Nel 1980, dopo due mesi di ricovero ospedaliero, Duras inviò a Yann Andréa l’opera L'homme assis dans le couloir e questa volta fu lei ad essere ricambiata con il silenzio. Non si arrese, continuò ad inviare scritti al giovane Yann. 

Non smisero di scriversi fino alla fine di agosto del 1980 quando Duras inviterà Yann Andréa a bere un bicchiere di vino a casa sua. Fu in quel momento che Yann lasciò tutto e si trasferì da Marguerite a Trouville, un’ora di strada da Caen, anni luce distante dalla vita da studente che aveva condotto fino al giorno prima.

Inizia così una storia che durerà fino alla scomparsa di Duras. Gli ultimi sedici anni della vita di Marguerite Duras sono raccontati da Yann Andréa. Più di un compagno, più di un amante. Yann Andréa diventa Duras prima leggendola poi vivendola e poi ancora scrivendo di lei. Perché c'è solo una cosa che può salvare Yann Andréa ed è scrivere di questo incomparabile amore.

Un passaggio tratto da Questo amore: "Lei non sa chi scrive. Fino all’ultimo giorno dice: io non lo so chi scrive, io non so cos’è scrivere. E nonostante ciò scrive, lo fa ogni singolo giorno della sua vita, scrive anche quando non scrive. Vede qualcosa. Non si può resistere. Sa che non ne vale la pena, che scrivere non sostituirà l’assoluto, che non sarà mai raggiunto Dio, e però bisogna farlo, bisogna tentare questa quotidiana umiltà, scrivere, provare a raggiungere la parola."

La traduzione dell'opera è di Lamberto Santuccio e la prefazione è di Sandra Patrignani.


mercoledì 6 settembre 2023

Parola di Rainer Maria Rilke

"Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo e ogni giorno più definitivamente".

(Rainer Maria Rilke, Lettere milanesi)



Hermann Albert

venerdì 1 settembre 2023

Parola di Luisa Muraro

--Voce alle Donne--


“Saper parlare vuole dire, fondamentalmente, saper mettere al mondo il mondo e questo noi possiamo farlo in relazione con la madre, non separatamente da lei”.


(Luisa Muraro, L’ordine simbolico della madre)


Hermann Albert, Donna che legge


giovedì 10 agosto 2023

Lol V. Stein. Tutte le donne di Marguerite Duras


L'occhio di Marguerite Duras si muove come la macchina da presa. L'obiettivo si ferma sul casinò di T. Beach. Interno. Sala da ballo. L'orchestra smette di suonare, la pista si svuota. Due donne l'attraversano. "Alte tutt'e due, costruite allo stesso modo". Lol V. Stein accompagnata dal fidanzato Michael Richardson verso il bar, in fondo alla sala da ballo, guarda la più anziana delle due donne farsi avanti con quella "grazia abbandonata, flessuosa, da uccello morto". Anne-Marie Stretter è il suo nome.



Ora l'obiettivo inquadra Michael Richardson, il suo volto "prosciugato nella pienezza dell'età matura: dolore (...) antico, della prima età". È in quel momento che inizia la nuova storia di Michael Richardson, mentre si allontana da Lol V. Stein, mentre accompagna Anne-Marie Stretter al centro della pista per un ballo. L'ultimo. Prima di scomparire insieme a lei nel chiarore dell'alba.

 

Adesso la macchina da presa riprende il rapimento di Lol V. Stein. Un corpo emaciato che si lascia andare alla follia dell'abbandono, alla mancanza. Accanto a lei, solamente una persona: l'amica d'infanzia Tatiana Karl. Non sarà Michael Richardson a mancarle bensì qualcosa che lei stessa riusciva a trarre dalla loro relazione. Una forza? Una ragione d'essere, d'esistere?


L'inquadratura si sposta nel tempo e nello spazio. U. Bridge è la cittadina dove Lol V. Stein diventa una nuova donna. Si sposa, ha tre figlie. Riorganizza la sua vita allo stesso modo di come gestisce la sua casa. Ma il destino la riporta a S.Thala, il luogo del rapimento, della sua perdizione.


La macchina da presa segue Lol mentre vaga senza meta per la città che non somiglia più a quella della sua giovinezza. È durante questi vagabondaggi che Lol incontra Tatiana Karl, l’amica d’infanzia, e scopre la sua doppia vita con l’amante Jacques Holt.

 

Cosa accade a Lol V. Stein quando viene a conoscenza della relazione clandestina tra Tatiana Karl e Jacques Holt? Quale antico dolore si ridesta nella sua anima già ferita? Dieci anni dopo il suo “rapimento”, si ricompone una triade amorosa dove proprio Lol V. Stein è il fulcro, la struttura portante che può mettere fine alla storia stessa.


Chiuso il libro, resta solamente una domanda. Chi è Lol V. Stein? Chi è questa giovane donna che ritorna qualche anno dopo ne L’amore? Chi è questa ragazza la cui identità sembra fondersi con Hélène Lagonelle ne L’amante? Chi è costei che stupisce per la sua imprudenza nel volersi esporre all’amore, un amore mai appagato, una passione mai pienamente realizzata e goduta?


"Ancora oggi sono incapace di dirvi come ho scritto Agatha, Il rapimento di Lol V. Stein, Il viceconsole, Hiroshima… Mi trovo nell’impossibilità totale di dirvi come questo sia stato fatto, come ciò sia accaduto. Ma quando li rileggo sono stupita, mi dico: ‘Cosa mi è successo?’ Non capisco bene. È così, scrivere. Bisogna dirlo molto semplicemente. Non si è completamente responsabili di ciò che si scrive". Nell'aprile del 1981 Marguerite Duras si raccontò a Suzanne Lamy e André Roy che poi curarono e diedero alle stampe il libro Marguerite Duras a Montréal.



Anni dopo, Duras scriverà: “Tutte le donne dei miei libri, qualunque sia la loro età, derivano da Lol V. Stein. Da un certo oblio di sé. Hanno tutte gli occhi chiari. Tutte sono imprudenti, incaute. E tutte sono causa della loro infelicità”.

giovedì 3 agosto 2023

Anniversari e ricorrenze letterarie. Ritratto di Colette

In occasione dell'anniversario della scomparsa di Colette (Saint-Sauveur-en-Puisaye, 28 gennaio 1873 - Parigi, 3 agosto 1954), pubblico alcune pagine a lei dedicate e inserite nel mio libro L'evento della scrittura. Sull'autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux (13lab Editore, Milano 2021). 



Abbagliati dalla luce delle sfere di vetro policrome, risaliamo i gradini che portano all'ingresso del Métro Palais Royal-Musée du Louvre. La sinfonia cromatica del Chiosco dei Nottambuli, opera realizzata e completata nel 2000 da Jean-Michel Othoniel per festeggiare il centenario della metropolitana parigina, accompagna lo sguardo su Place Colette. Tra la solennità storica del Palais Royal e dell'Hotel du Louvre si inseriscono nuovi livelli di esperienza cittadina: storiche caffetterie poi diventate ristoranti, luoghi d'incontro per artisti e intellettuali, flâneurs postmoderni che vivono lo spazio pubblico parigino come dimensione individuale animati da uno spirito indipendente e distaccati dalla massa.

All'interno del perimetro di Place Colette non è difficile immaginare, per qualche istante, quel brulicare incessante che caratterizzava Parigi sul finire del XIX secolo, quando i riflettori si accendevano sulla Tour Eiffel durante l'Expo francese del 1889, che anticipava solo di qualche anno la successiva Exposition Universelle del 1900, di gran lunga la più sfavillante e sfarzosa di tutti i tempi. Allora, la gloriosa Parigi, metropoli di grandi investimenti architettonici e culturali, fungeva da catalizzatrice per artisti e viveurs provenienti da tutto il mondo. Erano gli anni ruggenti: l'Europa stava mutando a ritmi incalzanti e il vecchio continente sembrava ruotare attorno alla città per eccellenza "dove si balla e si gode". La musica riprodotta dai primi fonografi risuonava per le vie e all'interno dei cafés, delle brasserie, dei bistrot in un gorgogliare di voci, risate, scalpiccii, abbracci.

I decenni a cavallo tra i due secoli vedevano gli spazi pubblici parigini divenire spazi di sosta: la meditazione passava dall'interno all'esterno dell'individuo seduto su una sedia con un bicchiere di assenzio in mano. Questo paesaggio urbano di inizio Novecento sembra disvelare il segreto di Parigi narrato da Balthus: la Ville Lumière rinnovata e riqualificata è l’unione, architettonica e sociale, di villaggi (gli arrondissements) e boulevards metropolitani fino agli anni ’50, quando lo straniamento d’oltreoceano invade quella che si credeva essere l’imperturbabile capitale.

Assistiamo a questi mutamenti frenetici e roboanti attraverso gli occhi di Colette. Stesa su quella che lei stessa chiama la zattera, il divano-letto che all’occorrenza veniva spostato verso l’unica finestra della sua camera nell’appartamento dove ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita al Palais-Royal, Colette osserva il passeggio parigino. Come un flâneur d’altri tempi, dall’alto della sua camera da letto, il suo sguardo si posa sulla piazza gremita, la stessa che nel 1966 per volere della sua unica figlia verrà nominata Place Colette. Maestosa nella sua austerità, riecheggiante dell’onnipotenza del Cardinale Richelieu, la piazza è il palcoscenico di una teatralità ormai dimentica dei fasti della gloriosa belle époque, nel proscenio si lavano rigagnoli di sangue della Seconda guerra mondiale. Il tempo sta subendo un’ulteriore accelerazione, Colette ne è spettatrice passiva. Costretta in una stanza dal clima afoso per proteggere le ossa dall’artrite, le pareti illuminate dalla luce di un paralume ceruleo, Colette scrive il suo ultimo libro, Le fanal bleu, circondata da ninnoli venati da seducente malinconia. Significativi sono gli incontri narrati e non gli accadimenti. Le persone e non le cose. Il suo attaccamento passionale e a tratti morboso per l’umana compagnia la porta ad essere sempre in ascolto, sempre in osservazione, soggetto e oggetto al tempo stesso di scoperta ed esplorazione.

Donna di lettere e di cultura, figura centrale anche negli ultimi anni della sua vita, Colette non smette di osservare il mondo, trafitta dall’inesorabile scorrere del tempo. Lo accoglie, allo stesso modo di come accoglie i visitatori che accompagneranno il periodo conclusivo della sua esistenza.

Alla luce del paralume, affacciata alla finestra della sua camera, Colette ripercorre la sua vita non con nostalgia ma con dinamismo, come suggeriscono le ultime righe de Le fanal bleu. Incontri e storie che vengono a galla, momenti che si intrecciano tra loro costituendo la più autentica delle mappature autobiografiche che uno scrittore possa fare di se stesso, esprimendo con grande forza e vigore il ruolo della scrittura quale depositaria della memoria, talismano per superare gli anni.

Alla vigilia del suo ottantunesimo compleanno Colette ha quasi smesso di scrivere, le poche righe che riesce a mettere su carta sono quasi indecifrabili. Resta in silenzio per periodi sempre più lunghi, sta perdendo la memoria. I dolori uniti alla sordità creano un alone di isolamento e solitudine attorno a lei dal quale riesce, talvolta, a riemergere grazie alle cure e alle attenzioni di Maurice. In uno degli ultimi messaggi che ha registrato per il pubblico in seguito all’uscita del film Il grano in erba, a gennaio del 1954, tratto dal suo omonimo romanzo per la regia di Claude Autant-Lara, Colette lascia trasparire, ancora una volta, la sua forza e il suo attaccamento alla vita: “In tutta la mia esistenza ho studiato la fioritura più che ogni altra manifestazione di vita. È qui per me che sta il dramma più essenziale, non nella morte, che non è altro che una banale sconfitta”.

La fioritura ci riporta al giardino della sua infanzia nel piccolo borgo del comune di Yonne, Saint-Sauveur in Puisaye. Nell’immagine della fioritura è da ravvisare l’origine di quello che la stessa Colette chiama il suo alfabeto narrativo, all’ombra della madre Sido. È dal giardino di Saint-Sauveur in Puisaye e dalle mani operose di Sido che dobbiamo cominciare. 

Che strana creatura Sido! Emancipata prima che il termine stesso diventasse un vocabolo tra l’alta borghesia parigina. Artefice inconsapevole della parola magnificata della figlia, Sido è colei che trova il modo di vivere “il suo tempo migliore d’indipendenza prima che i più mattinieri avessero aperto le persiane”. Selvatica trasformista, crudele e al tempo stesso orgogliosa della sua crudeltà, Sido declassa il matrimonio, proprio lei che ha assaggiato ben due esperienze coniugali a dir poco contrastanti tra loro. Solenne e austera, nella sua statuaria imponenza ammiriamo Sido, incarnazione della Madre, mentre si erge regina del regno vegetale, tra fiori vermigli, boccioli dai petali magenta, evanescenze porpora e corallo, stretta nel ritratto paesaggistico impressionista dell’opulenta e corposa Borgogna.

Perché è tra la natura che Sido trova la sua collocazione identitaria. Spogliata dalle necessità e dagli obblighi dei lavori domestici, Sido recupera il suo equilibrio nel giardino. È proprio lì che Sido “entra”, abbandonando le mura domestiche e la loro sdolcinata friabilità famigliare, per vestire gli abiti dimessi da lavoratore incallito e affondare le mani grevi nella terra gelata. Nel suo regno Sido ritrova se stessa, si sente a suo agio. Mentre svanisce ogni preoccupazione, Sido si prende cura delle sue rose, le guarda negli occhi sollevandole in quello strano modo che Colette definisce “par le menton pour les regarder en plein visage”.

Le mani della Madre, callose, ruvide, possenti, scavano dei solchi nella carne di Colette, figlia e bambina, per tracciare la linea di demarcazione tra lei e la genitrice, come il giardino delimita l’esistenza di Sido. E se all’interno del giardino non è possibile entrare se non autorizzati dalla Madre, allo stesso modo il raggio d’azione di Colette è circoscritto dalle volontà della stessa Sido. 

Si dipana un’atmosfera meravigliosamente eccitante, dove la maniacale attenzione ai movimenti del corpo della Madre diventano per Colette la ricerca, incessante e frustrante, del contatto con il mondo materno. Un contatto che non trova accoglienza, un grido che non viene ascoltato.

Nell’animo di Sido è racchiusa la dicotomia umana tra etica e desiderio, tra sentimento e indifferenza: la sovrana del regno vegetale apre la sua casa ai gatti randagi, ai vagabondi e alle serve incinte ma è anche colei che vive senza amore e senza pecca “curando scialle e mortaio con mani sentimentali”.

 

lunedì 24 luglio 2023

In nome di Ipazia. Riflessioni sul destino femminile di Dacia Maraini

Talvolta sento il bisogno di rileggere le parole di Oriana Fallaci in una intervista del '75 dopo l'uscita del libro Lettera a un bambino mai nato. E ne sento il bisogno perché le sue parole mi danno la possibilità di riflettere sulla storia della condizione femminile e sulla strada fatta fino ad oggi (l'attualità e il coraggio del pensiero di Fallaci sono alcuni degli aspetti che più ammiro e che mi affascinano). 


Ecco, le sue parole le ho rilette anche dopo aver concluso l'ultimo libro di Dacia Maraini, In nome di Ipazia (Solferino, 2023). Una raccolta di articoli scritti per lo più per il Corriere della Sera (salvo diverse indicazioni) che coprono un arco temporale di una cinquantina d'anni. Si va dalla fine degli anni Sessanta fino agli articoli più recenti. 




Il fil rouge che unisce questi scritti è già nel sottotitolo del libro: Riflessioni sul destino femminile. Ritorna quella riflessione che mi accompagna ogni volta che rileggo l'intervista di Oriana Fallaci. Tuttavia, questa volta la riflessione sollecitata dalle parole di Maraini affonda la lama ancora di più in profondità, in quella relazione madre-figlia già raccontata da Luce Irigaray che coinvolge il corpo e il linguaggio. E' proprio dal rapporto con la madre che Dacia Maraini fa risalire la costruzione filologica di questo libro. Topazia, madre intrepida e decisa, madre ardimentosa come viene descritta dalla stessa Maraini. Topazia per il suo temperamento e per il suo coraggio ricorda alla figlia Dacia altre donne della storia, fra tutte Ipazia, la prima scienziata a teorizzare che la Terra non è al centro dell'Universo ma uno dei Pianeti che girano attorno al sole. Ipazia conoscerà la morte per aver espresso il suo pensiero frutto di anni di studi. 


Scrive Maraini: "Il nome di Ipazia per me significa riferirmi a un modello di gioiosa e serena fermezza d'animo, quella che ho potuto conoscere in famiglia durante la mia dolorosa infanzia giapponese. Molti mi hanno chiesto e me lo chiedono ancora: ma valeva veramente la pena di rischiare la vita delle figlie bambine per difendere le proprie idee? La mia risposta è sì. Forse perché sento ancora la voce di mia madre che sorridendo dice: non importa quello che dicono gli altri, ma la prima fedeltà alle proprie idee viene da te, accompagnata dalla stima per te stessa. E questa stima devi tenerla sempre alta".


Gli articoli raccolti in questo libro sono una disamina sul destino femminile, uno sguardo attento, coraggioso, coerente con il pensiero e l'attivismo di Maraini fin dall'inizio della sua carriera letteraria. Leggendo si ha come l'impressione di ripercorrere la storia della condizione femminile racchiusa in un racconto accorato, mai melenso, lucido e puntuale, attento ad ogni sfumatura storica e politica, ma soprattutto un racconto in grado di restituire voce e corpo alle donne, quella stessa voce e quello stesso corpo più volte sottratti e maltrattati, annientati dal patriarcato e da una visione fallocentrica che ha influenzato intere generazioni (anche femminili). Non mancano le riflessioni sul significato di libertà della donna, del corpo femminile, sulla presa di coscienza di quel corpo, sul significato di famiglia, così come non mancano gli scritti sulle donne coraggiose e sulle battaglie storiche.


Una lettura che riconcilia con la storia, con il (mio) concetto di essere e diventare donna. Una lettura lontana dalla retorica patinata di certi femminismi dell'ultima ora che sembrano aver scordato proprio le battaglie storiche, troppo impegnati ad incensare le mode e i protagonisti del momento senza accorgersi che proprio questi alimentano gli stereotipi sui quali si basa buona parte del patriarcato. E' bene, di tanto in tanto, ricordarsi da dove veniamo e la strada fatta fino ad oggi perché solo in questo modo, solo recuperando la memoria possiamo avere un atteggiamento consapevole sviluppando un pensiero che sia veramente critico "verso tutte le forme di reificazione dell'essere umano".

mercoledì 5 luglio 2023

Giorno di vacanza di Inés Cagnati

"Penso che ci siano poche infanzie-paradiso", così Inès Cagnati si racconta alla scrittrice e poetessa Laurence Paton, rivelando di non essere mai stata una bambina felice e di aver preferito "scrivere che parlare". Questo l'ho avvertito in seguito alla lettura di Génie la matta, ed è quello che si ripresenta ora che ho letto "Giorno di vacanza" (Adelphi, traduzione di Lorenza Di Lella, Francesca Scala). Storie che si nutrono di miserie e tragedie, le stesse che vengono messe sotto la lente d'ingrandimento di Cagnati, illuminate dalla sua scrittura. 



Come nel libro "Génie la matta", anche in "Giorno di vacanza" (uscito in Francia e premiato nel 1973 con il prix Roger Nimier) il corpo materno diventa un campo minato dalla disperazione e dall'abbandono, dalla povertà e dalla follia. Un corpo che non riesce ad accogliere i suoi figli trasformandosi in un luogo sconosciuto prima di svanire completamente. 


Galla, la quattordicenne che riesce ad accedere al liceo grazie alla borsa di studio e alla tenacia della sua insegnante di lettere delle scuole medie,  è catapultata nel cosiddetto "mondo dei dominanti", come lo definirebbe Annie Ernaux. E' in quello spazio circoscritto dalle mura scolastiche, dalle aule, dalle lezioni di italiano e matematica che le viene continuamente ricordato che lei, Galla, non farà mai parte di quel mondo perché proviene dalla classe sociale oppressa, quella dei dominati. Ma Galla non ci sta e con la sua bicicletta percorre trentacinque chilometri per frequentare il liceo che le avrebbe dato ciò che la sua famiglia non ha avuto: la speranza. Mentre attraversa le paludi da cui proviene, quella terra arida dove crescono solo sassi, Galla si aggrappa alla speranza di poter studiare e di guadagnare abbastanza soldi per acquistare una terra fertile per la sua famiglia. Ogni chilometro percorso sulla bicicletta non fa che avvicinarla alla sua speranza. Come in "Génie la matta", anche in questo libro Inés Cagnati inserisce la narrazione in un climax emotivo che ci trascina fino all'ultima pagina, sconvolgendoci.


Ricordo di aver scritto, dopo la lettura di "Génie la matta", che avrei atteso con trepidazione altri suoi libri, pochi ma preziosi che lei ha scritto lontana dai salotti parigini, nel silenzio che si confà alla scrittura. Ed ecco una nuova traduzione, sempre per Adelphi. Un libro attuale che racconta con forza la sua storia, la storia di una donna che si è sempre sentita straniera. Un libro che andrebbe analizzato sotto molti aspetti anche quello dell'immigrazione proprio alla luce di quanto sta accadendo a Parigi.


mercoledì 7 giugno 2023

L'albero e la vite: la riscoperta del capolavoro di Dola de Jong

Ci sono romanzi che si sentono fin dalle prime pagine e quello di Dola de Jong, L'albero e la vite (La Nuova Frontiera, 2023, traduzione di Laura Pignatta), è sicuramente uno di questi. Si sente la voce della narratrice, Bea, a cui si affianca quella di Erica. Non siamo davanti a due personaggi, ma a due persone e in questo sta la forza della scrittrice. 



Man mano che le pagine scorrono, Bea ed Erica si svelano davanti a noi, inconsapevoli della piega che la loro esistenza sta prendendo. Condividono lo stesso appartamento e nel tempo condivideranno anche la stessa paura e la stessa angoscia per una vita che sfugge a qualsiasi categorizzazione. 

L'amicizia diventerà un amore inconfessabile di fuoco e acqua. E come si può scappare da qualcosa che arde e al tempo stesso travolge? Sullo sfondo, Amsterdam all'alba della Seconda guerra mondiale. E qui un'altra voce femminile si inserisce nella storia, la madre di Erica. Lei è sempre stata a conoscenza del segreto della figlia, e sarà proprio lei all'origine del dolore di queste due giovani donne innamorate.

Da leggere anche la postfazione per capire il percorso editoriale e letterario che ha avuto il libro prima di vedere la luce nel 1954.

giovedì 18 maggio 2023

Recitativo, l'unico racconto di Toni Morrison




Recitativo è l'unico racconto breve di Toni Morrison scritto nel 1980. Premio Nobel per la letturatura nel '93, Morrison condensa in poche pagine una storia dalla quale emerge l'importanza di ogni parola. E come il titolo di del suo ultimo libro, qui l'importanza di ogni parola trascina il lettore nella storia di due bambine, che poi diventano ragazze e donne, le cui esistenze ci portano ad interrogarci sul concetto di "razza", "identità", "appartenenza". Chi sono Twyla e Roberta? Chi sono queste ragazzine affidate allo stesso orfanatrofio poiché le loro madri non sono in grado di fare le madri? Toni Morrison definirà Recitativo un esperimento. E io consiglio caldamente di addentrarsi in questo esperimento umano e letterario. 


Pubblicato da Frassinelli, la postfazione è di Zadie Smith. La traduzione di Silvia Fornasiero e Martina Testa.

giovedì 30 marzo 2023

Alliance Française de Trévise - Annie Ernaux, Portrait d'une vie - Sara Durantini


Registrazione della conferenza in italiano dal titolo «Annie Ernaux, Ritratto di una vita» tenutasi il 14 marzo a Palazzo Giacomelli Confindustria Veneto Est di Treviso ospite dell'Alliance Française. 


 

Dal sito dell'Alliance Française

Sara Durantini è autrice di Annie Ernaux. Ritratto di una vita (dei Merangoli editrice, 2022): prima biografia in italiano della scrittrice francese, insignita nel 2022 del Premio Nobel per la Letteratura. Al termine dell’incontro, firmacopie.

Il libro

Sara Durantini, attraverso un lavoro certosino, offre al lettore un quadro biografico che culmina nell’incontro con Annie Ernaux a Cergy, in Francia, per una emozionante intervista che fa parte di questo libro. 

Il testo, come un reportage, fissa per immagini gli avvenimenti pubblici e privati della scrittrice francese, che ha rotto gli argini del falso perbenismo consacrandosi alla scrittura. Sara Durantini consegna un libro dove narrativa, saggistica e giornalismo si alternano e si completano restituendo istantanee del passato e del presente che si ricompongono in questo Ritratto di una vita: dall’infanzia a Lillebonne in Normandia all’adolescenza, dagli studi alla coscienza di sé, dall’aborto al matrimonio, dalla nascita dei figli al divorzio, dal tumore al nuovo amore. Quella che emerge è una donna commovente, lucida e coraggiosa che si afferma nel panorama mondiale della letteratura.

In occasione della conferenza della Dott.ssa Durantini, saremo lieti di accogliere oltre agli amici dei nostri soci, i clienti della Libreria Universitaria San Leonardo (Piazza Santa Maria dei Battuti, 16 - Treviso) e chiunque fosse interessato all’evento.

 


lunedì 20 marzo 2023

Trame di donne: cosa accade quando a parlare sono le donne e la loro voce diventa parola scritta?

Trame di donne


Incontri online in collaborazione con la Libreria Italiana Lussemburgo


Da Virginia Woolf a Marguerite Yourcenar, da Nathalie Sarraute a Marguerite Duras e Alba de Céspedes, da Natalia Ginzburg a Oriana Fallaci e Dacia Maraini fino ad Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura 2022: una galleria di scrittrici che hanno saputo trasformare la narrazione imponendo la propria voce e reinventando gli stili, facendosi portatrici di un inedito punto di osservazione del mondo, quello che prevede un patto rinnovato tra realtà e letteratura. 




Un ciclo di incontri che prevede l'analisi e il commento dei libri e della lingua di queste autrici.


·         20 febbraio 2023 dalle 20:00 alle 21:30

·         6 marzo 2023 dalle 20:00 alle 21:30

·         27 marzo 2023 dalle 20:00 alle 21:30

·         17 aprile 2023 dalle 20:00 alle 21:30

·         8 maggio 2023 dalle 20:00 alle 21:30

 


Programma

 

Autobiografia femminile: storia e cenni di critica letteraria 

(lunedì 20 febbraio)

Parlare di scrittura e autobiografia femminile significa intraprendere un viaggio che dalla storia passa alla società per poi affondare nella letteratura. Si delimiterà questo viaggio, da un punto di vista temporale, ai secoli XIX-XX con alcuni accenni al periodo contemporaneo. Si osserveranno le difficoltà di una trattazione storiografica dell’autobiografia femminile e di come ci sia, ancora, una certa diffidenza quando si parla di scrittura unita alla voce delle donne. Da dove nasce la scrittura come racconto dell’io, come luogo di affermazione e di resistenza? Quando diventa presa di coscienza di un sentire che non è quello maschile? Analizzando alcuni racconti di Momenti di essere e brani tratti da Una stanza tutta per sé e vedremo, quindi, come Virginia Woolf introduce la riflessione sul ruolo della donna e sul rapporto donna-scrittura.

Da Virginia Woolf a Marguerite Yourcenar, da Nathalie Sarraute a Marguerite Duras e Alba de Céspedes, da Natalia Ginzburg a Oriana Fallaci e Dacia Maraini fino ad Annie Ernaux, premio Nobel per la Letteratura 2022: una galleria di scrittrici che hanno saputo trasformare la narrazione imponendo la propria voce e reinventando gli stili, facendosi portatrici di un inedito punto di osservazione del mondo, quello che prevede un patto rinnovato tra realtà e letteratura. Un ciclo di incontri che prevede l'analisi e il commento dei libri e della lingua di queste autrici.

 

La scrittura in prima persona e il patto autobiografico 

(lunedì 6 marzo)

Alla scoperta dell'autobiografia impersonale di Marguerite Yourcenar. Anche lei, come Woolf, nel corso della sua vita ha riflettuto sul ruolo della donna. A partire dal suo celebre discorso in occasione del suo ingresso all'Académie française, si leggeranno brani tratti dalla trilogia Il labirinto del mondo osservando come, attraverso uno stile unico, Yourcenar riesca a condurci come scrittrice e come donna nella sua vita utilizzando una forma impersonale.

 

Prima che spariscano: dall'io di Nathalie Sarraute alla voce di Marguerite Duras e di Alba de Céspedes 

(lunedì 27 marzo)

Scavare per portare a galla i ricordi della propria infanzia. Quello di Nathalie Sarraute è un lavoro introspettivo violento, di strappo e cuciture tra il ricordo e la sua rielaborazione, tra il visibile e l'invisibile. Sarraute sfida il genere autobiografico, elaborando un nuovo modo di narrare l'io e la materia mnemonica. Si leggerà Infanzia per capire da dove nasca il suo bisogno di immergersi e riemergere dal ricordo materno e di confrontarsi con la figura onnipresente della madre. L’analisi condurrà verso altre due scrittrici a lei contemporanee, Marguerite Duras e Alba de Céspedes. Assonanze e corrispondenze tra queste autrici che hanno fatto dell'io e della propria vita il fulcro della loro ricerca letteraria.

 

Scrittura dell'io e del noi in alcune delle voci italiane più rappresentative 

(lunedì 17 aprile)

Partendo dalla citazione di Oriana Fallaci, «chi scrive si serve anzitutto di se stesso», si andrà ad esplorare la scrittura di Natalia Ginzburg (nel suo capolavoro, Lessico famigliare, da «leggersi come un romanzo») e il suo modo di scrivere la storia personale espandendo il discorso alla storia collettiva, l'io che diventa "noi" seppur consapevolmente ancorato alla realtà conosciuta. Tutto questo apre la porta su un'altra scrittrice che ha proprio chiesto ai lettori di essere letta come un romanzo: Dacia Maraini. Si entrerà nel vivo della sua scrittura, dello stile, dei personaggi, dell'intreccio tra letteratura e vita.

 

Dall'autobiografia all'auto-socio-biografia 

(lunedì 8 maggio)

Concluderemo questo viaggio con Annie Ernaux, insignita del Nobel per la Letteratura, colei che ha riscritto il genere autobiografico con una scrittura coraggiosa, politica, chirurgica, etnografica e fotografica. Leggeremo alcuni brani tratti dai suoi celebri libri, vedremo le connessioni tra gli eventi raccontati entrando nel cuore del suo stile e componendo una mappa di quello che potrebbe essere il corpus letterario di Ernaux. Si andranno a delineare gli eventuali punti di contatto con le autrici fin qui incontrate.

 

giovedì 23 febbraio 2023

La terra inesplorata delle donne, Dalia Edizioni

La terra inesplorata delle donne (a cura di Sara Durantini) pubblicato dalla casa editrice Dalia Edizioni.

Disponibile in tutte le librerie dall'8 marzo e già preordinabile sul sito della casa editrice.



In un mondo disegnato dalle parole degli uomini,

irrompe il racconto delle donne a modificarne gli orizzonti.

 

Alla luce di tredici candele si ritrova un cenacolo di scrittrici, dalle loro voci nasce un nuovo continente:

è la terra inesplorata delle donne.


Cettina Caliò – Ilaria Palomba – Gisella Blanco – Patrizia D’Antonio – Manuela Mazzi – Antonietta Gnerre – Emma Saponaro – Raffaella Gambardella – Elisa Ruotolo – Antonella Rizzo – Sabrina Caregnato – Luigia Sorrentino – Elisa Longo

 

Tredici scrittrici, tra le più brillanti e non convenzionali del panorama italiano, raccontano le donne; le osservano mentre accolgono un sapore, una gioia, un dolore, un’illusione, mentre il fluire della vita le sorprende, le trasforma, mentre il mondo si trasforma insieme a loro.


Tredici narratrici, insieme alle donne, ragazze, bambine protagoniste di questo libro corale, cercano e danno forma alla propria voce per offrirla a tutte le altre, perché nessuna sia più sola, perché raccontare ci renda libere, ci renda liberi.


Ogni scrittrice racconta la metamorfosi derivante dall’aver sperimentato la perdita o l'amore, il desiderio o il rifiuto, l'abbandono o la conoscenza. Le storie, in prima persona, tratteggiano brandelli di vita vissuta oppure osservata. Raccontarsi, per una volta, senza nascondersi dietro al corpo e alla voce di altre donne (pensatrici, filosofe o scrittrici), al contrario mostrando il proprio corpo e facendo sentire la propria voce. Spogliarsi per vestire sé stesse. La sensibilità di queste autrici trova nuovi nessi e nuovi significati, mettendo in discussione una visione ancorata a un universo semantico programmaticamente maschile, trasformando i contorni e sfumando i riferimenti del nostro orizzonte, aprendoci gli occhi verso nuove possibilità di visione.

 

La terra inesplorata delle donne, disponibile dall’8 marzo, in concomitanza con la Giornata Internazionale dei diritti della donna, già preordinabile sul sito della casa editrice dal 20 febbraio e successivamente nei maggiori store online, sarà presentato in anteprima nazionale l’8 marzo a Roma presso il salotto letterario Lettere Caffè in via di San Francesco a Ripa 100/101 a Trastevere alle ore 18.00. Intervengono la curatrice Sara Durantini e gli editori Roberta Argenti e Silvano Finistauri. Saranno presenti le autrici Elisa Longo, Raffaella Gambardella, Ilaria Palomba, Emma Saponaro, Antonella Rizzo, Gisella Blanco. 

Scrive Sara Durantini, curatrice del libro: “Dai loro racconti emergeva un vasto continente: era la terra inesplorata di quelle donne. Tutto ciò che avevano nascosto e custodito per giorni, settimane, mesi, attraverso la voce, risplendeva ora di una luce che tentavo di catturare.

 

“Ho radunato attorno a me queste tredici scrittrici perché ho creduto, fin dall’inizio del nostro viaggio, che attraverso la loro voce si potessero raccogliere storie oppure testimonianze per le donne alle quali è stata sottratta proprio la voce, alle quali è stato impedito di parlare, di raccontare, limitandole non solo nella libertà di parola ma anche in quella di pensiero. È una forma di oppressione che spesso viene sottovalutata ma che, in realtà, è l’anticamera del possesso e della violenza fisica e mentale.

Le autrici che ho riunito hanno intrecciato una trama dove ogni filo è rappresentato dalla loro voce. Le storie, in prima persona, delineano i contorni di una mappa, aperta e inclusiva, per orientarsi nell'universo femminile, volutamente e consapevolmente troppo a lungo dimenticato, bistrattato, ghettizzato e relegato in posizioni subalterne.

A chi leggerà, il compito di ricomporre i frammenti di queste scrittrici che attraverso le loro voci hanno costruito un mosaico inedito di loro stesse, di voi e di noi. Di tutte le donne”.

 

Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione Difesa donne: noi ci siamo di Milano per essere davvero e concretamente accanto alle donne coraggiose che, tenacemente, hanno raccolto i cocci di chi ha fatto a pezzi la loro vita e quella dei loro figli per ricominciare a vivere. È una trasformazione quella che avviene fuori e dentro di loro. Una rinascita.

“E allora noi ci siamo: al fianco di queste donne che stanno rinascendo, con loro camminiamo a testa alta e gridiamo, cantiamo e ci ribelliamo a qualsiasi forma di silenzio e di oppressione.”

 

La curatrice

Sara Durantini, da sempre attenta alla tematica del femminile, nel 2021 pubblica L'evento della scrittura. Sull’autobiografia in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux, per la milanese 13 Lab Editore e, nel 2022, Annie Ernaux. Ritratto di una vita, per deiMerangoli Editrice: la prima biografia italiana dedicata alla scrittrice francese Premio Nobel per la Letteratura nel 2022.

 

***

 

La terra inesplorata delle donne

Curatrice: Sara Durantini

Autrici: Cettina Caliò – Ilaria Palomba – Gisella Blanco – Patrizia D’Antonio – Manuela Mazzi – Antonietta Gnerre – Emma Saponaro – Raffaella Gambardella – Elisa Ruotolo – Antonella Rizzo – Sabrina Caregnato – Luigia Sorrentino – Elisa Longo 
Collana: Narrativa
Data di uscita: Marzo 2023
Pagine: 152
Formato: 13.5×21 cm
Prezzo: 14,00 €
ISBN: 978-88-99207-61-8


Richiedi la tua copia sul sito della casa editrice, in tutte le librerie e sulle piattaforme online:


Anteprima nazionale

8 marzo 2023

salotto letterario Lettere Caffè

via di San Francesco a Ripa, 100/101 - Trastevere (00153 - Roma)

ore 18.00

info: info@daliaedizioni.it

domenica 12 febbraio 2023

"Annie Ernaux. Ritratto di una vita": la prima biografia italiana presentata in Lussemburgo e in Francia

Dal comunicato stampa realizzato da Alessia Petrilli

Info stampa segreteria@volpesain.com

 

Prosegue il tour letterario, che diventa internazionale, della prima e unica biografia italiana della scrittrice francese Premio Nobel per la Letteratura 2022 “Annie Ernaux Ritratto di una vita” di Sara Durantini, in libreria per deiMerangoli.


Dopo numerose presentazioni in tante città italiane, il libro, in odore di traduzione in lingua francese, è arrivato in Lussemburgo il 6 febbraio e sta approdando a Parigi con due doppi appuntamenti, rispettivamente il 13 e il 15 febbraio. Sara Durantini sarà poi a Roma con tre nuovi appuntamenti il 19, 24 e 25 febbraio. 


Nel libro la inedita lunga intervista, raccolta dall’autrice nell’incontro nella casa rifugio di Cergy, in cui Annie Ernaux tocca tutti i temi a lei cari: femminismo, aborto, maternità, religione, cibo, scrittura, letteratura che diventano il filo rosso di un racconto appassionato, senza veli, che nasce da uno scambio a cuore aperto.

Quella che emerge è una donna commovente, lucida e coraggiosa. Un racconto biografico scritto “con lei e non su di lei”.





 

ROMA – Il viaggio della prima e unica biografia italiana della scrittrice francese Premio Nobel per la Letteratura 2022 “Annie Ernaux Ritratto di una vita” di Sara Durantini, in libreria per deiMerangoli, non si ferma. Anzi, varca i confini nazionali ed è approdato lo scorso 6 febbraio in Lussemburgo dove farà tappa nell’unica Libreria Italiana, per continuare sulla strada verso Parigi per altri due incontri, il 13 ospite della Maison d’Italie e il 15 nella Librairie italienne Tour de Babel.  «Una splendida occasione per far conoscere il mio libro nel Paese di Annie Ernaux che ha speso parole di apprezzamento e riconoscenza per la biografia dopo la lettura. Portare il libro in Lussemburgo e in Francia in alcune librerie italiane spero sia di buon augurio per la prossima traduzione in francese che in molti mi stanno chiedendo, compresa la stessa Ernaux che mi ha scritto che spera di vedere la biografia presto tradotta in francese», commenta l’autrice.


“Annie Ernaux. Ritratto di una vita” sarà poi protagonista, a fine febbraio a Roma, di tre nuovi incontri con i lettori: il 19 febbraio a Cave (RM) presso il Teatro Comunale Città di Cave, alle ore 18.30, partecipano Raffaella Gambardella e Luciana Luciani; il 24 febbraio nella Biblioteca Aldo Fabrizi (via Treia, 14, ore 17.30) a Roma Sara Durantini dialogherà con la poetessa Gisella Blanco e sabato 25 firmacopie alla Libreria 4-3-3 (viale dei Quattro Venti, 28) dalle ore 17.30 alle 19.00.


“Annie Ernaux. Ritratto di una vita” di Sara Durantini è stato pubblicato in concomitanza con il Premio Nobel ricevuto dalla scrittrice francese. Un ritratto unico nel suo genere, uno scrigno prezioso che contiene una lunga intervista inedita, a cuore aperto, di Annie Ernaux avvenuta a casa sua a Cergy nell’autunno del 2021. Un racconto biografico scritto “con lei e non su di lei”: il libro nasce da un progetto personale e indipendente lungo vent’anni, dal desiderio e interesse di Sara Durantini di avvicinare una scrittrice tanto importante e fondante per il suo lavoro e per la sua formazione di donna. È il risultato di un lavoro meticoloso, di ricerca e di studio di tutto il corpus letterario della scrittrice francese (anche dei testi non ancora tradotti in italiano), la lettura delle lettere scritte all'amica Marie Claude in cui parla anche del suo primo libro L'arbre (materiale a oggi inedito in Italia).


Sara Durantini reinventa Annie Ernaux immaginando gli incontri con l'amante russo, a partire dal diario Se perdre inedito in Italia, e con Bernard Pivot; la racconta nella sua quotidianità casalinga ispirandosi ai testi contenuti nel Cahiers a lei dedicato, al suo Atelier Noir e ai saggi critici firmati da Fabien Arribert‐Narce, Isabelle Charpentier, Bruno Chaouat e dalla stessa Michèle Bacholle.

 

L’autrice consegna al lettore un libro in cui narrativa, saggistica e giornalismo si alternano e si completano restituendo istantanee del passato e del presente che si ricompongono in questo ritratto di una vita: dall’infanzia a Lillebonne in Normandia all’adolescenza, dagli studi alla coscienza di sé, dall’aborto al matrimonio, dalla nascita dei figli al divorzio, dal tumore al nuovo amore. Quella che emerge è una donna commovente, lucida e coraggiosa.

Una biografia romanzata che punta su una continua tensione emotiva. Sara Durantini ha cercato di raccontare Annie Ernaux collocandola nei luoghi della sua storia, quelli che la scrittrice francese nell'intervista chiama “matriciali”, che esistono nella realtà ma che nella sua mente assumono un aspetto differente e che si lega alla memoria e al ricordo. Un perfetto intreccio tra le voci delle due scrittrici che si legano e diventano complici per ricostruire la trama della esistenza di Annie Ernaux dai primi anni fino ad oggi, l’esistenza di questa donna e immensa scrittrice che ha messo tutta sé stessa nella scrittura, come afferma in un passaggio dell’intervista «Credo di essere segnata per sempre da una certa idea di raggiungere la salvezza non in cielo ma sulla terra. Per me ciò avviene in due modi: attraverso il mio pieno impegno nella letteratura e, in misura minore, attraverso l’impegno politico. Ho riposto tutto nella letteratura, è lì che risiede l’idea della salvezza non tanto personale, è l’idea di donare, visto che la letteratura è anche un dono che si fa». E i suoi lettori ringraziano.




AUTORE: Sara Durantini
ILLUSTRAZIONI: Floriana Porta
TRADUZIONE dell'intervista: Luigi Romildo
COLLANA: Cortili
DATA DI USCITA: Novembre 2022
PAGINE: 154
FORMATO: 14x20 cm
PREZZO: 18,00 €
ISBN: 978-88-98981-98-4

Richiedi la tua copia sul sito della casa editrice, in tutte le librerie e sulle piattaforme online:





Sara Durantini, nata a San Martino dall’Argine (MN) nel 1984, è laureata in Lettere moderne e da giovanissima inizia a dedicarsi alla scrittura. Infatti, vince l’edizione 2005- 2006 per la sezione inediti del Premio Tondelli con il racconto L’odore del fieno e nel 2007 pubblica Nel nome del padre (Fernandel Editore). Partecipa alle antologie collettive di varie case editrici. Nel 2021 pubblica L’evento della scrittura. Sull’autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux (13lab editore). Da oltre dieci anni scrive articoli per riviste letterarie online e cartacee.