venerdì 23 gennaio 2026

Dal consenso al dissenso: il punto cieco della riforma sulla violenza sessuale


Ho atteso prima di scrivere. Come sempre ho preferito lasciar sedimentare certe sensazioni che, a caldo (e come è normale che sia quando alcune questioni ci toccano da vicino), erano emerse con forza dentro di me e stavano già iniziando a fuoriuscire. Quindi, ho atteso e ho letto. Sono andata a riprendere la "Modifica dell'articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso" (le virgolette sono d'obbligo) di novembre 2025 e poi ho letto la "proposta di testo unificato dei disegni di legge in titolo (pubblicata in allegato al resoconto della seduta odierna), che raccoglie le indicazioni e le sollecitazioni emerse nel dibattito" della Presidente Bongiorno. Togliendo di mezzo i pensieri a caldo, la mia reazione è stata di disorientamento verso quello che veniva riportato dal dibattito pubblico e verso la modifica in corso. E da qui il bisogno di andare un po' più a fondo (per quanto possibile, sempre con l'occhio da cittadina, sempre tenendo presente che questi temi mi -e ci- riguardano tutte e tutti) per cercare cosa diceva la modifica e cosa spostava sul piano etico e morale.



Il testo di novembre era chiaro: "chiunque compie atti sessuali in assenza del consenso libero e attuale della persona offesa è punito con la reclusione da sei a dodici anni (…). Il consenso deve essere libero, attuale e può essere revocato in qualsiasi momento (...) Il consenso non può ritenersi validamente prestato quando la persona si trovi in condizioni di inferiorità fisica o psichica, anche temporanea, o quando sia indotto con violenza, minaccia, abuso di autorità o inganno". La modifica cambia il punto d'osservazione: "Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso". Introducendo il dissenso è come dire che il corpo è disponibile finché non si oppone. E qui si riportano al centro le domande su come il dissenso sia stato espresso, su quanto fosse riconoscibile, come e quanto avrebbe potuto essere manifestato diversamente. Si ritorna al comportamento di chi ha subito, di chi è stato sopraffatto, violato. E allora anche se non si stanno (esplicitamente) cancellando le tutele, non si sta (esplicitamente) legittimando la violenza, bisogna riconoscere che, senza alcun dubbio, siamo davvero davanti a un arretramento culturale, sociale e politico e questo è pericoloso soprattutto in un contesto, come il nostro italiano, ancora profondamente asimmetrico. Sembra che si voglia creare, di nuovo, una zona grigia però siamo arrivati a un punto che proprio su questo tavolo si gioca la parte più importante della discussione che riguarda, lo ripeto, tutte e tutti, senza distinzione politica o religiosa tanto meno sessuale.


venerdì 9 gennaio 2026

Simone de Beauvoir attraverso Annie Ernaux

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Simone de Beauvoir, scegliere di ricordarla significa anche interrogarsi su ciò che la sua opera e la sua voce hanno prodotto e continuano a produrre nelle vite di altre donne, di altre scrittrici. Ho voluto ricordarla attraverso le parole di Annie Ernaux, che ha più volte riconosciuto in Beauvoir una presenza decisiva, pur senza averla mai incontrata.


 

Nel 1990, in occasione della pubblicazione del Diario di guerra e delle Lettere a Sartre (1930–1963), Annie Ernaux assistette con stupore alla violenza delle reazioni della stampa francese. Molti giornali scelsero il sarcasmo o una condiscendenza che riduceva Simone de Beauvoir a una figura minore, quasi domestica, ignorando la natura profonda di quei testi. Solo poche voci colsero ciò che Ernaux riconobbe immediatamente, ovvero che il Diario e le Lettere non erano una smentita dell’opera di Beauvoir, ma la sua prosecuzione più coerente, fedele alla logica di una scrittura di sé come luogo di verità. Fu proprio questo che, all’epoca, colpì Ernaux: il fatto che Beauvoir continuasse a disturbare, che anche oltre la morte la sua scrittura restasse irriducibile a una lettura pacificata, addomesticata. Invece di essere accolti per ciò che erano, testi dell’immediato, forme di un’altra verità, quegli scritti vennero usati come “prove a carico”, come se rivelassero una contraddizione tra vita e pensiero. Per Ernaux accadde l’opposto: Simone de Beauvoir restò fedele alla sua impresa di svelamento e offrì, ancora una volta, una dimostrazione della propria libertà.

 

In quel contesto, Ernaux accettò di partecipare alla trasmissione Apostrophes di Bernard Pivot per parlare di quei testi, pur sapendo quanto la televisione fosse un luogo ostile alla complessità del pensiero. “Ho accettato immediatamente, nonostante la perdita di tempo rispetto al mio libro, il ritardo supplementare che questo mi impone. È un dovere per me, una sorta di omaggio, piuttosto una forma di debito. Senza dubbio non sarei del tutto, senza di lei, senza l’immagine che è stata per tutta la mia giovinezza e i miei anni di formazione, ciò che sono. (E il fatto che sia morta otto giorni dopo mia madre, nell’86, è un segno ulteriore). Ho anche voglia di far passare in questa trasmissione una certa idea dell’azione della letteratura”.

 

Scrisse: “Se cito queste frasi, è perché mi sembrano riassumere, con spontaneità e, credo, sincerità, il ruolo che Simone de Beauvoir ha avuto nella mia vita e il senso che ho attribuito all’atto di scrivere. Devo precisare che non ho mai incontrato Simone de Beauvoir e che non ho mai cercato di farlo: per timidezza, a causa della distanza (vivevo in provincia) soprattutto perché sono sempre stata convinta che vedere la persona dello scrittore o dell’artista non aggiunga nulla di più alla sua opera. Come migliaia di donne, è attraverso i suoi libri e la sua immagine pubblica di scrittrice impegnata che ho vissuto il mio rapporto con Simone de Beauvoir”.

 

Ricordare oggi Simone de Beauvoir attraverso lo sguardo di Annie Ernaux, la donna e scrittrice che, più di ogni altra, ha accompagnato la mia vita fino ad ora, e che continuerà a farlo, indicandomi la strada da seguire, significa riconoscere che la forza delle sue opere e della sua voce non risiede soltanto nelle idee che ha sostenuto, ma nella capacità di aver autorizzato altre vite, altre scritture, altre libertà.

È in questo passaggio, da una donna all’altra, che si misura la sua eredità più profonda.