giovedì 24 ottobre 2019

Georges Simenon, Il Mediterraneo in barca edito da Adelphi

“Con  le  parole  un  uomo  può  rendere  felice  l'altro  o  spingerlo  alla  disperazione”. Freud prestava molta attenzione alla comunicazione verbale nel rapporto tra analista e paziente. Come potrebbe non essere altrimenti? Calvino era giunto a una conclusione simile circa la comunicazione verbale, affermando  il  valore  di “lasciar  parlare  le  cose  attraverso  le  parole”.  Simenon  parlava di parole che hanno il peso della materia, parole che hanno tre dimensioni. Sono proprio le parole scelte dal padre di Maigret che ci trascinano nel bacino del Mediterraneo, come onde si frangono contro i nostri ricordi portandoci lontano, a bordo di una goletta.

Siamo nel 1934, Georges Simenon sale a bordo di una goletta di fabbricazione italiana e solca il Mare Nostrum. Ascolta il vento, osserva il giovane capitano e i marinai, abbraccia storie di vite che si snodano tra pescherecci e porti, tra cabine e bordelli. Nasce Il Mediterraneo in barca, edito da Adelphi (traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Laura Vanorio con una nota di Matteo Codignola). La scrittura abbandona la facilità letteraria delle pagine di Maigret. Lo stile diaristico, a tratti documentaristico, scivola con lentezza nel piacere della narrazione dove le immagini metaforiche ricordano alcune pagine dei suoi romanzi più travolgenti, La camera azzurra, Tre camere a Manhattan, Il passeggero del Polarlys, per citarne alcuni (tutti editi da Adelphi).


Con Il passeggero del Polarlys, Simenon aveva già raccontato di una sua esperienza marittima: a bordo di un cargo costiero, il Polarlys (nome dell’aurora boreale in norvegese) nel 1929 si era avventurato lungo i canali del nord della Francia e da quell'esperienza era nata una vicenda struggente dai contorni noir. 

Con Il Mediterraneo in barca ritmo e poesia si incontrano sulla pagina nuda e il resoconto del viaggio nel Mediterraneo, da Porquerolles alla Tunisia passando dall’Elba, Messina, Siracusa, Malta a bordo di una goletta, diventa un esperimento narrativo che mostra, non solo un'altra faccia di Simenon (lontano dal rassicurante Maigret), ma soprattutto la sua forte e inevitabile inclinazione al racconto delle vite minute, degli incontri casuali, dei particolari emotivi che scorge negli sguardi, che intravede nei gesti distratti. E' proprio questa sua sensibilità che spinge a saziarci delle sue pagine mai appagati poiché le sue storie, riprendendo Freud, possono renderci felici o spingerci alla disperazione. 

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