giovedì 29 novembre 2012

Iraville: illustrazioni al confine con la realtà

Iraville è un'illustratrice tedesca e screendesigner. Non avendo trovato altre informazioni su di lei mi limito a quanto riporta Deviantart. Credo comunque che le sue illustrazioni valgano più di tante parole.






mercoledì 28 novembre 2012

I libri per bambini illustrati da Renée Kurilla



Renée Kurilla è illustratrice di libri per bambini. Laureatasi nel 2004 in illustrazione e graphic design presso l'Art Institute di Boston a Lesley University, Renée Kurilla ha avuto le idee chiare sul suo futuro fin dai primi anni di studio indagando il mondo dei più piccoli e cercando, attraverso i suoi disegni, di trasmettere loro le sue più recondite emozioni. 

L'immaginario di Renée Kurilla trae ispirazione dai disegni della Disney e della Pixar (alcuni suoi schizzi mi ricordano proprio Pocahontas mentre altri Ratatouille) oltre a nutrirsi di una ricca biblioteca personale dedicata all'editoria per l'infanzia.
Oltre ai suoi lavori, sul suo blog si possono leggere e ammirare anche i progetti e le collaborazioni nei quali è coinvolta. 







martedì 27 novembre 2012

Editoria per l'infanzia nelle scuole italiane: insegnare agli insegnanti


Questo articolo ha origine dalla mia recente passione per i libri illustrati dedicati ai bambini e ai ragazzi quindi, in generale, all'editoria per l'infanzia. Essendo mamma da un anno la mia attenzione è attratta da tutto ciò che riguarda i libri per piccoli e piccolissimi. Avevo già dedicato un lungo articolo alla storia dell'illustrazione per l'infanzia a cui sono seguite recensioni di libri pensati proprio per i più piccoli. Questo viaggio all'interno dell'editoria per l'infanzia mi ha portato a riflettere sui libri che spesso scelgo per mio figlio ma anche sulle scelte che possono accrescere il mio lavoro di insegnante.

Ed è proprio sulla lettura digitale e tradizionale nella scuola dell'infanzia e primaria che vorrei porre l'accento. Partendo dagli spunti offerti dall'articolo riportato nel blog Topipittori in cui si fa leva sulle riflessioni di Anna Pisapia ideatrice dell'evento L'editoria per l'infanzia volta pagina ospitato da Bookcity Milano, ho gettato le basi per alcuni pensieri accantonando, temporaneamente, il mio ruolo e il mio giudizio di madre in merito all'argomento e ragionando solo da insegnante.

Nell'articolo postato da Topipittori, Anna Pisapia riporta i dati pubblicati da Pew Internet Project secondo cui "i genitori sono entusiasti downloader di tutti i tipi di applicazioni, in particolare per i bambini" inoltre iLearn spiega che "l'80% delle applicazioni della sezione Educazione dell'Apple Store è per bambini in età prescolare o elementare". Molte case editrici, da ultima Piemme con il marchio Il Battello a Vapore, dichiarano che il settore editoriale dedicato ai più piccoli non ha conosciuto crisi (stessa cosa è emersa alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna 2012). 
Il lavoro che ruota attorno a un libro per bambini ha conosciuto un innalzamento del livello di qualità: ne parlavo qualche settimana fa con Janna Carioli partendo dai dati AIE del 2011 sull'aumento dei bambini e giovani che si stanno avvicinati alla lettura.

La lettura accresce e arricchisce la persona e lo scenario appena descritto fa pensare a un futuro da costruire attorno a questi dati certi. Tuttavia se spostiamo il discorso alla situazione relativa ebook illustrati (o meno) per bambini e ragazzi "la ricerca è solo all’inizio, gli studi sono ancora pochi" come ha affermato Anna Pisapia. Molti esperti si sono esposti dando il loro valido contributo sulle potenzialità ma anche sugli svantaggi del libro digitale, l'articolo con le riflessioni postato da Topipittori raccoglie gli studi di alcuni professori, pediatri e psicologi.

Mi chiedo, allo stato attuale delle cose, quale sia il ruolo delle istituzioni scolastiche nella promozione della lettura e nella conoscenza e alfabetizzazione del mondo digitale. Scrive Anna Pisapia "poiché i bambini di oggi sono nativi digitali se non vogliamo precludere ai nostri figli questo mondo, dobbiamo incoraggiarli a sperimentare, a usare ogni mezzo in modo corretto e insegnando loro al tempo stesso a riconoscerne i pericoli". Da insegnante ho riflettuto su queste parole e mi sono posta delle domande. Come possono gli istituti comprensivi promuovere qualcosa che è sconosciuto alla maggior parte degli insegnanti? Parlo di una classe di lavoratori che ha un'età piuttosto avanzata rispetto alla media europea, un'età che è ancorata a un modello d'insegnamento tradizionale che poco ha a che fare con il digitale nel quale, invece, crescono e vivono quotidianamente i nostri figli. E ancora, le istituzioni hanno pensato a dei corsi di aggiornamento costanti e continui per insegnanti proprio sulle potenzialità del digitale?

Il decreto sviluppo ha previsto l'introduzione dei testi scolastici digitali a partire dall'anno 2012-2013 inoltre dal 2014-2015 saranno scaricabili direttamente dal web, intanto si sta già parlando della possibilità di seguire le lezioni via Internet. Parlando di ebook e lettura digitale nelle scuole credo che sia utile leggere l'articolo di Margaret Rock che tratta il tema del futuro dell'educazione. Margaret Rock racconta di ricerche statunitensi contrastanti: alcune hanno dimostrato quanto la lettura su carta possa aiutare la memoria altre sostengono le app e le nuove forme di scoperta, i nuovi modi di apprendere apportati proprio dal digitale. 
Ecco quindi che diventa importante, se non fondamentale, che gli adulti siano i primi ad essere educati agli strumenti digitali e alle loro potenzialità. E' necessario quindi rinnovare l'offerta formativa scolastica (che non è sinonimo di riforme radicali). Bisogna formare il corpo docente in modo che sia pronto alle sfide del digitale da trasmettere alle nuove generazioni.

Ebook, testi scolastici digitali, tablet sono degli strumenti conoscitivi indispensabili per l'apprendimento dai quali le istituzioni scolastiche non possono sottrarsi tuttavia se gli attori della filiera scolastica non vengono posti nelle condizioni ideali per conoscere le potenzialità di tali strumenti si rischia di infeltrire e banalizzare il futuro stesso delle giovani generazioni. Quindi parliamone, studiamo, confrontiamoci, facciamo ricerche, leggiamo e solo alla fine potremo insegnare. 

domenica 25 novembre 2012

Diario della domenica: Ritratto di donna

Constellation by Kumi Yamashita




Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.

Wislawa Szymborska
(Ritratto di donna)


sabato 24 novembre 2012

Wild at Heart: prima personale italiana di Miss Van alla Dorothy Circus Gallery


Jean Baudrillard aveva teorizzato che il luogo ideale della seduzione non risiedeva tanto nel desiderio, come potrebbero credere in molti, bensì nella vertigine, nell'eclissi, nella sparizione e apparizione. Ebbene credo che il concetto di vertigine sia proprio ciò che si avvicina maggiormente all'erotismo artistico di Miss Van

Precorritrice della street art francese, in particolare per ciò che concerne la città di Tolosa, Miss Van ha iniziato a farsi conoscere attraverso i suoi murales già dall'età di 18 anni. La sua arte parla della donna seduttrice, quel tipo di femmina dalle curve mediterranee, con ciglia lunghe e scure, capelli raccolti o lascivamente sciolti, accoccolata in un paesaggio etero, una donna che sa di provocare e lo fa mostrando i seni, i tatuaggi, ammiccando l'osservatore, posando con quel fare svogliato e intrigante al tempo stesso da suscitare curiosità e mistero, solleticando desideri e passioni nascoste.

Le donne dipinte da Miss Van, che fin dagli anni novanta calcano le scene delle maggiori città europee per poi occupare anche le gallerie delle più grandi metropoli statunitensi come New York e Los Angeles, ma anche molte città francesi, svizzere, tedesche, spagnole e i musei come la City Gallery di Schwaz in Austria o il Baltic Art Center nel Regno Unito, quelle donne sono state riproposte, reinventate ed esposte per la prima volta anche in Italia e più precisamente a Roma, alla Dorothy Circus Gallery.

Inaugurata il 17 novembre, Wild at Heart, prima personale italiana di Miss Van curata da Alexandra Mazzanti, presenta quattordici opere inedite (raccolte in un catalogo edito dalla casa editrice Drago e disponibile presso la sede della Dorothy Circus Gallery). 
Inutile spiegare l'emozione che ho provato ammirando i quadri di un'artista seguita e amata da tempo. Trovo che sia molto artistico tutto ciò che viene toccato dall'erotismo e le opere di Miss Van sono l'emblema dell'arte erotica.

Le donne di Miss Van non si concedono facilmente, sanno sedurre e lo fanno fino in fondo, si lasciano scoprire piano piano, non scendono a compromessi con l'osservatore, sanno quando è il momento di sparire. L'epifania di un loro sguardo, di un sorriso, il disvelamento dei loro occhi, delle labbra, del corpo rimanda a un immaginario inquieto, turbato dalla loro presenza. 






mercoledì 21 novembre 2012

Devozione, l'esordio di Antonella Lattanzi


Devozione, primo romanzo di Antonella Lattanzi (Einaudi, 2010), è un grumo di parole infeltrite, un pugno allo stomaco per la lucidità con la quale sono state messe in ordine e attraverso le quali è stata ricostruita un'atmosfera che non si respirava dai tempi di Tondelli con Altri libertini. Si tratta di un paragone stilistico tra i due romanzi: se per Tondelli la ricerca della lingua in Altri libertini (considerato dalla critica come il romanzo innovativo per eccellenza dell'autore reggiano) rappresenterà il punto nevralgico dell'intero libro, Devozione presenta la stessa caratteristica, un lavoro costante nel tempo sulla lingua come fenomeno sociologico e antropologico, la lingua definisce i personaggi del romanzo a partire proprio dai protagonisti, Nikita e Pablo, per poi espandersi, a macchia d'olio, anche sugli altri attori come Annette, i medici e gli psicologi.

A un anno dal mio trasferimento a Roma, ho comprato questo libro curiosa di seguire con gli occhi e con il cuore la storia di due ragazzi che vivevano (o sopravvivevano) nell'unica parte di città che all'epoca conoscevo: quartiere San Lorenzo, Tiburtina, Verano.
Già dalle prime pagine il lettore focalizza i luoghi in cui Nikita e Pablo si muovono, con rapidità. Loro sono giovani, nutriti da una passione disarmante, da un senso di smarrimento devastante, da una devozione verso ciò che più li fa sentire vivi. Sono eroinomani e viaggiano sui binari paralleli della vita e della morte, il loro equilibrio tende ora verso l'una ora verso l'altra e a farlo oscillare c'è spesso un laccio, una siringa, "la rota", la bava alla bocca, i soldi. Questi sono un problema perché non sono mai abbastanza, la roba finisce troppo in fretta, Nikita e Pablo stanno male di nuovo. 

Annette è francese, è in Erasmus e vuole fare amicizia. Si dice sia molto ricca. Si avvicina a Nikita e Pablo e cerca, come riesce e come può, di conquistare la loro fiducia. Offrendo dei soldi. E' a questo punto che le parole corrono veloci e la storia accelera il battito cardiaco, vengo scaraventata in un vortice di eventi dal quale è impossibile uscirne tanta è la violenza e il coinvolgimento con la vita di Nikita e Pablo. Fino a quando una pausa, un momento di respiro mi costringe a riflettere: "Dio, quand'è diventato tutto nero? La prima volta a Bologna era tutto immenso".

Sono i ricordi di Nikita che guardano, come un lungo e significativo flashback, ad un sabato pomeriggio del '96, quando a sostegno della Guerriera c'era Clara, la giovane Robespierre. Il presente si alterna ai ricordi, il battito accelera di nuovo per poi arrestarsi bruscamente ad ogni flashback. Bologna lascia il posto a Bari e, talvolta, le due città si riflettono l'una nell'altra.

Devozione è la parola d'ordine che muove gli animi di Nikita, Pablo, Clara, Annette. Ognuno è devoto a qualcosa di preciso, si aggrappa con tutte le proprie forze all'oggetto venerato, che diventa culto, amore allo stato puro, un amore che non conosce la parola fine, è ciclico, ritorna nella vita di ognuno di loro. 

domenica 18 novembre 2012

Risvegliarsi dal torpore culturale


Non molto tempo fa Camilleri ha parlato del periodo storico nel quale stiamo vivendo come di un momento di continuo spostamento tra legalità e illegalità causa di un disagio culturale (oltre che morale) che investe tutti i ceti sociali. Tale disagio si esplica nella quotidianità che siamo costretti a vivere e nella quale spesso cerchiamo di sopravvivere. Eppure ciò che stiamo vivendo viene percepito come un momento ineludibile della nostra storia. 

Pare che non ci sia la volontà di urlare la propria insofferenza, rompere gli argini di un silenzio che marcisce le pareti della nostra identità culturale e del nostro valore collettivo. Non ci si oppone alla decadenza politica, alla fragilità delle idee, all'elitismo di alcuni cosiddetti circoli di cultura, non ci si oppone alla mancanza di uno sguardo etico, al bisogno di approfondire, di sapere e conoscere la realtà, senza mistificazioni, senza orgiastiche rielaborazioni. 

Le rare voci che escono dal coro vengono inizialmente idealizzate anche se, concretamente, vengono poi accantonate per abbracciare visioni del reale più moderate e razionali. Ebbene cos'è la razionalità nel postmoderno? E cosa significa essere saggi? La realtà è ciò che appare a noi oppure è una triste rielaborazione delle personali elucubrazioni? Probabilmente Maurizio Ferraris potrebbe offrire una sua versione visto il recente libro da lui curato (insieme a Mario De Caro) Bentornata realtà. Il nuovo realismo in discussione (Einaudi, 2012).  Senza dover scomodare la filosofia, forse sarebbe meglio fare un passo indietro, guardarsi alle spalle, riconoscere la storia dalla quale proveniamo e solo allora riflettere sul nostro presente e sul nostro futuro.

Alessandro Baricco ha delineato con grande lucidità la situazione attuale. Su Repubblica di ieri, un articolo di Stefania Parmeggiani, veniva riassunto il viaggio che per un anno ha accompagnato i lettori nella biblioteca di Baricco. "Mi va di parlare di libri, in un momento in cui non sembra più così importante dirsi quali sono belli e quali no, litigarne un po', pronunciarsi. Eppure" continua Baricco "i libri sono lì a declinare una civiltà di piacere pazienti che in modo piuttosto silenzioso collabora a ridisegnare l'intelligenza e la fantasia collettive". 

Una certa idea di mondo, il libro che raccoglie tutti gli articoli di Baricco, è uno degli esempi di come si possa rispondere e reagire al declino politico, all'affaticamento culturale e al torpore sociale nel quale ci si culla da troppo tempo vivendo sul filo del rasoio tra legalità e illegalità culturale e morale. 

sabato 17 novembre 2012

Letteratura per l'infanzia: editoria, televisione e radio. Intervista a Janna Carioli


Di armonia fra testo e illustrazione si è parlato alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna del 2007. In quell'occasione furono portati degli esempi illustri come i libri di Maurice Sendak, i progetti editoriali di Leo Lionni, ma anche le sperimentazione di Bruno Munari. Recentemente mi sono accostata ai libri illustrati dedicati ai bambini e ai ragazzi cercando anche di approfondire le conoscenze sull'argomento discutendone in un lungo articolo. Ho quindi presentato libri letti, alcuni dei quali hanno attirato la mia attenzione proprio per la particolare armonia fra testo e illustrazione. E' stato il caso di Giordano del faro (Edizioni Lapis), scritto da Janna Carioli e illustrato da Marina Marcolin. Ho avuto il piacere di poter rivolgere qualche domanda a Janna Carioli, affascinata da questa storia oltre il tempo. L'intervista è un modo per farsi un'opinione critica sulla letteratura per l'infanzia guardandola attraverso gli occhi di chi se ne prende cura da anni.

Leggendo i dati AIE aggiornati al 30 settembre 2011, nel 2010 il 58,4% dei bambini e adolescenti dai 6 anni ai 17 dichiarava di aver letto almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti. Questo segnava un aumento del 18,3% rispetto al decennio 2000-2010. Come leggeresti, alla luce della tua esperienza, questi dati?

Mi pare che in questi anni le iniziative che si occupano di libri per ragazzi si siano moltiplicate in modo esponenziale in tutte le città italiane. Anche questo, probabilmente, ha inciso sul numero maggiore di libri che leggono i ragazzi. Certo è che i bambini leggono di più della media degli adulti.  

Girando per librerie mi sembra che ci sia un'attenzione maggiore ai libri illustrati per bambini e ragazzi. Sembra, quindi, che si stia facendo spazio ad un immaginario differente rispetto a ciò che è avvenuto negli anni Ottanta e per tutto il decennio degli anni Novanta. C'è del vero in questa percezione oppure è pura suggestione di una lettrice e osservatrice incallita?

Credo che tu abbia ragione. Il numero degli albi illustrati, spesso molto belli, ora ha conquistato molto più spazio sugli scaffali delle librerie. A volte si tratta di illustrazioni che ammiccano più agli adulti che ai bambini, ma se questo contribuisce a creare un ponte fra grandi e piccoli, ben venga. 

Sei scrittrice di libri e autrice di programmi radiofonici e televisivi per ragazzi oltre che giornalista. Quando e come ti sei avvicinata al mondo dei più piccoli e perché hai scelto un target così affascinante ma difficile da conquistare?

Veramente non mi sono mai posta il problema della scelta. Io ho insegnato per parecchi anni e rivolgermi ai ragazzi per me è entusiasmante e naturale. Non trovo che parlare con i ragazzi sia difficile. Anzi! L’importante è proporre storie avvincenti, con dei contenuti. Il feeling si crea naturalmente.  


Come è cambiato il tuo modo di scrivere in relazione ai mutamenti generazionali e tecnologici?

Beh, l’uso del telefonino generalizzato anche fra i bambini ha creato un po’ di variazioni della scrittura dei miei gialli per ragazzi. A volte in un plot è  necessario che un protagonista sia in pericolo, che si perda, che venga rapito ecc. E avere un cellulare  potrebbe semplificare troppo l’avventura. Ma in questo caso basta dire… che non c’è campo!! 

Editoria, televisione, radio. Quale settore ti affascina maggiormente e nel quale hai (e stai tuttora) riversando gran parte delle tue energie?

Sono “fascinazioni” diverse. Un programma televisivo è un prodotto collettivo. A Melevisione, per esempio, lavorano complessivamente una  ottantina di figure professionali fra cui  gli autori.  Chi scrive i copioni deve tenere presente un sacco di cose: l’ampiezza delle scene, il tempo di ripresa, la disponibilità dei costumi, gli effetti speciali possibili,… ecc. E’ dunque una scrittura vincolatissima da mille argini. Ma è anche affascinante perché vedere una puntata scritta da noi, ma “passata” attraverso la recitazione, il montaggio, la grafica ecc, è sempre sorprendente. E’ un prodotto riconoscibile come proprio, ma sostanzialmente diverso da come è uscito dalla mani di chi l’ha scritto. Scrivere un libro, invece è una attività creativa solitaria e indipendente da tutto. L’unico vincolo è… che piaccia all’editore al punto da decidere di pubblicarlo!  Io quindi non scelgo, perché mi piacciono entrambe le attività. 

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Come sceglie le tue storie e cosa provi quando finisci di scrivere una storia?

Io mi ispiro moltissimo alla realtà (che spesso è più incredibile delle fantasia). Attorno a un fatto letto magari su un giornale, una storia che mi hanno raccontato, un personaggio che mi ha incuriosito, costruisco il mio romanzo, mischiando realtà e invenzione. L’importante, infatti, non è che sia tutto “vero” ma che sia tutto credibile, autentico, verosimile.  Quando finisco un libro sono contenta. E’ come spedire un figlio in giro per il mondo.  


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane che aspira al tuo stesso lavoro?

Di non darsi alibi e cominciare a scrivere subito ma tenere conto che questo è un bel mestiere che non richiede solo “ispirazione”. Richiede anche tanta fatica, disciplina, costanza. Ore davanti al computer, studio, scrittura e riscrittura senza fermarsi alla prima versione. Serve anche un po’ di umiltà. Se un editore chiede cambiamenti a un libro che dentro di te ritieni perfetto, bisogna saper  ascoltare, riflettere e confrontarsi. Spesso hanno ragione. E allora bisogna rimboccarsi le maniche, limare, riscrivere, perfezionare… Un altro suggerimento è quello di fare anche un altro lavoro: con i libri, tranne la Rowling, non si diventa ricchi. Perciò non c’è nessun discredito a fare l’idraulico-scrittore.

E quale consiglio ti sentiresti di dare a un genitore che vuole raccontare storie al proprio figlio o che vuole avvicinarlo alla lettura?

Non dica  al figlio “leggi”. Dia semplicemente l’esempio:legga. Cominci quando i bambini sono piccoli a leggere una bella storia al giorno a voce alta, magari prima di andare a dormire. Permetta ai figli di leggere di tutto: fumetti, albi illustrati, grafic novel… non ci sono forme espressive di serie A o di serie B. Ci sono solo belle storie o brutte storie raccontate in modo diverso. E poi ami i libri, ne abbia in casa. Porti il figlio in biblioteca e gli faccia scegliere i libri che vuole leggere, anche se non gli sembrano sempre “giusti”. Gli regali dei libri.  Il leggere è una malattia contagiosa che si prende per contatto diretto con il virus libro. 

Janna Carioli è giornalista, autrice di programmi radiofonici e televisivi. Appassionata di cinema, scrive canzoni, testi teatrali e libri per ragazzi. E' ricercatrice di musiche e tradizioni popolari. Maggiori informazioni sui suoi libri e programmi potete trovarle qui.

mercoledì 14 novembre 2012

Un piccolo capolavoro: Acqua di mare di Charles Simmons

Nell'infinita meraviglia della natura, il mare conserva quella purezza ancestrale che solo un cantore come Omero poteva esaltare. Da quelle acque scure ha estratto guerre e spettacoli naturali, magie, musiche, amori. Il mare è stato il palcoscenico delle sue più grandi opere, la terra una meta mai pienamente desiderata dai suoi eroi. 
Virgilio ha dato al mare un ruolo assai ambiguo: culla del fondatore di Roma e, più tardi, depositario di tanti segreti. Il mare non si è esaurito con i grandi poeti della storia letteraria ma ha fatto da cornice anche ad opere vicine ai giorni nostri, basta pensare all'immagine che ne dà Baudelaire ne I Fiori del male oppure all'interpretazione romantica di molti scrittori e poeti del Novecento come Campana e Ungaretti, ma anche Saba e Montale mentre per Palazzeschi il mare diventa parodia.


Il mare come spettatore silenzioso, che non viene percepito come tale fin quando la tragicità di un evento, esplicitato ma non accettato, restituisce al lettore l'immagine di un personaggio che dona e toglie, che aggiunge e, talvolta, sottrae: "Nell'estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato" è l'incipit di un piccolo capolavoro di Charles Simmons, Acqua di mare (Rizzoli, 2007) recentemente ripubblicato da Edizioni Sur nella traduzione di Tommaso Pincio. "Le onde dal lato dell'oceano lanciavano spruzzi. Credo di avere pianto. Lacrime e acqua di mare hanno lo stesso sapore".

Agli inizi degli anni Sessanta a Bone Point si incontreranno, e trascorreranno insieme le vacanze, la famiglia di Michael (una madre che resta nell'ombra della sua depressione e un padre affascinante e dedito al figlio con il quale trascorre le sue giornate) con madame de Volange e la figlia Zina. Quest'ultima è giovane, bella e viziata e si innamora del padre di Michael, un amore che verrà da subito ricambiato scatenando l'ira del figlio che, invece, cercava di far breccia nel cuore della ragazza. 

Al di là dei soliti cliché, il rapporto tra padre e figlio è il cuore di un romanzo poetico e nostalgico, che guarda all'adolescenza di Michael come un momento di passaggio verso l'età adulta. Un libro calibrato da un lirismo narrativo e da una struttura che procede per ricordi, evocazioni, quasi una riscoperta, attraverso gli occhi di Michael e di suo padre, del legame indissolubile che unisce padre e figlio anche oltre il tempo e la morte.

L'edizione del 2007 contiene anche un'intervista all'autore, un modo, a mio avviso, di conoscere meglio Charles Simmons. Lo scrittore per anni ha lavorato come editor di una delle riviste letterarie americane più importanti, "The New York Times Book Review". In trentaquattro anni Charles Simmons ha pubblicato cinque libri, Acqua di mare è l'unico tradotto in italiano fino ad ora. Leggendo l'intervista si percepiscono i retroscena culturali di questo romanzo e l'importanza che ha avuto nella vita di Charles a partire dal fatto che il romanzo "ha richiesto molte riscritture". Nell'intervista viene dato ampio spazio a Primo Amore di Ivan Turgenev sulla base del quale Charles Simmons ha costruito l'impianto del suo romanzo. "Un storia già pronta", come lui stesso l'ha definita, per essere rimodellata e impastata di un humus nuovo. Reinventata. Che poi, come ha affermato Charles Simmons, è proprio la parte più difficile per uno scrittore.

domenica 11 novembre 2012

Manca sempre una piccola cosa (ma si può rimediare)




Manca sempre una piccola cosa è il titolo di un romanzo delicato e sospeso, misterioso e denso di Alessandro Defilippi, edito per Einaudi nel 2010. Lo comprai senza leggere la bandella né sfogliare qualche pagina. Mi colpì il titolo, lo sentivo vicino al mio modo di essere e stare nel mondo in quel momento della mia vita. All'epoca abitavo a Roma già da un anno, Colli Albani, fermata metro A; tanti negozi d'abbigliamento, pizzettari di ogni genere, un mercato fornitissimo (dove riuscivo a fare spesa con due euro) e uno sterminio di parrucchieri che vivono tuttora di pieghe a dieci euro e colore a partire da venti euro.
Avevo appena realizzato uno dei miei sogni: lasciare la mia terra d'origine e andarmene lontano. Eppure ancora non ero felice, mancava qualcosa. Per questo il romanzo di Defilippi mi sembrava in sintonia con me stessa. 

A distanza di due anni, con una famiglia, un lavoro, un blog, i corsi, le ambizioni, mi sembra che manchi il tempo per mettere insieme i pezzi di qualcosa di grande, grandissimo. Ho iniziato il mio secondo romanzo (o terzo? non so come numerarlo; il primo edito per Fernandel, il secondo una prova poco riuscita dal punto di vista dell'editing e della curation su Lulu) quando ero all'ottavo mese di gravidanza. Era l'ottobre del 2011. Lo stesso mese in cui @Niccotnt mi ha chiesto di sposarlo. Un'atmosfera dolce e inebriante ha accompagnato quei giorni, il matrimonio (eravamo in cinque, noi due, i testimoni e Luca dentro la mia pancia), la gravidanza che ormai volgeva al termine. 

Durante i corsi di scrittura creativa consigliano di chiudersi in una stanza a scrivere. La solitudine. Certo non tutte le situazioni sono predisposte alla solitudine. E comunque, dopo aver convenuto che è impossibile, allo stato attuale delle cose, isolarsi per scrivere ho deciso di farlo ugualmente e approfittare di qualsiasi momento libero a disposizione. Tipo la notte. Oppure il mattino, mentre mio figlio è al nido. Il pomeriggio lavoro e la sera il ciclo ricomincia. 

L'idea che ho di questo romanzo vive in me già da tempo. Vorrei che ogni capitolo vivesse di vita propria, come tanti racconti che, messi insieme, formano un quadro. Seguo alcuni scrittori, sono i miei mentori. Studio la loro scrittura, l'impianto narrativo; leggo, imparo, se è necessario decifro. Non mi sento mai pienamente soddisfatta di quel che faccio e questo mi sprona a dare sempre di più, a capire da dove sono partita per scoprire dove arriverò. Amo quel che scrivo, i personaggi li sento miei, li vedo, li riconosco e se non riesco a scrivere per qualche giorno tradisco la loro fiducia. 

Per adesso il romanzo è un agglomerato di case sparse, alcune strade semi deserte, altre piene di negozi, gente, musica. Stagioni che si susseguono. Emozioni, le mie e quelle dei personaggi di questo libro.

venerdì 9 novembre 2012

Sostenibilità alle startup giornalistiche digitali: i costi del giornalismo di qualità


Il panorama informativo italiano sta dando molto spazio ad argomenti quali la fine dell'era della carta stampata soprattutto dopo l'annuncio da parte di Newsweek del passaggio, a partire da gennaio 2013, al digitale. La consapevolezza che la carta stampata stia viaggiando su un binario destinato a morire più velocemente di quanto si possa immaginare ha risvegliato anche gli animi di coloro, professionisti e non, che erano riluttanti alla sola idea del digitale. 

Tralasciando il discorso carta vs digitale (alquanto abusato nell'ultimo periodo) è utile invece spostare l'attenzione sulle sfide offerte dal digitale ma anche sulle dinamiche di sostenibilità delle startup giornalistiche digitali. Se è vero che i grandi editori, gestori della potenza informativa italiana, hanno saputo essere altamente innovativi negli ultimi anni a partire dalle applicazioni per tablet, è anche vero che questi stessi editori si sono visti affiancare da un tipo di giornalismo in netta evoluzione rispetto a ciò che la tradizione ci ha abituato. Mario Tedeschini Lalli ha spiegato con grande lucidità che allo stato attuale delle cose il giornalista si distingue per la "funzione sociale che svolge e i criteri con la quale la svolge". 

Ma il punto nevralgico di questo discorso ruota attorno alla sostenibilità economica delle startup giornalistiche e di quelle che dalla carta stampata vogliono passare al digitale. Anche sulla pubblicità online insufficiente a sostenere i costi di un giornalismo in continua evoluzione si è già detto molto ma i dati recentemente forniti da tre scuole di giornalismo (USC Annenberg in California, University of Tampere in Finlandia e la Waseda University di Tokyo), che si sono consorziate per uno studio che ha l’obiettivo di definire quale sarà l’ambiente per il giornalismo del futuro, offrono parecchi spunti di riflessione e un quadro preciso di quel che ci possiamo aspettare in campo giornalistico e informativo in un presente prossimo. 

Chasing Sustainability on the Net è il rapporto che mette in luce la situazione negli Stati Uniti, in Giappone, Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna e Finlandia. Il caso italiano, delineato da Nicola Bruno, ha messo in evidenza una scarsità nella vendita dei quotidiani, una forte propensione alla strumentalizzazione dell'informazione e un'altrettanto scarsa professionalità. Su quest'ultimo aspetto ho già avuto modo di discutere in questo post, in cui tratteggiavo un panorama giornalistico incline alla precarizzazione degli attori della filiera informativa e alla mancanza di diritti mirati a tutelarne la professionalità; tutto ciò a fronte di una richiesta di informazioni sempre più dettagliate ed esaurienti.

Per l'Italia vengono analizzate sette realtà giornalistiche digitali tra cui Varese News, Lettera43 e YouReporter. Potete leggere nel dettaglio i punti salienti relativi la situazione del nostro Paese qui tuttavia ciò che mi sembra doveroso sottolineare è il fatto che emerge un quadro economico instabile (conseguenza di una ritardata penetrazione di Internet oltre che dello strapotere che detengono ancora alcuni gruppi editoriali tradizionali) che cerca di arrabattarsi generando guadagni attraverso la formazione e l'organizzazione di eventi oltre che la pubblicità. Nonostante questo i ricavi non riescono a coprire i costi, fatta eccezione per le realtà di Varese News e YouReporter. 

E quindi ci sono alcune domande che dovremmo porci a partire da quali possano essere le eventuali fonti di guadagno in grado di coprire le spese e i costi di un giornalismo di qualità? All'interno di questa situazione frammentata e confusa, anche da un punto di vista economico oltre che professionale, quali sono gli spazi per i giornalisti del futuro? E quali sono le reali prospettive per coloro che vogliono prendere il tesserino?

Esempi di self-journalism, di crowdfunding unito al concetto di giornalismo arrivano dalla recente esperienza di Andrea Marinelli che ha raccolto 4 mila euro attraverso il suo blog per finanziarsi parte del viaggio negli Stati Uniti per raccontare le elezioni presidenziali. Ma il problema non si riesce ad estinguere nonostante questi esempi di determinazione e passione. Come ha spiegato Nicola Bruno nell'intervista all'Osservatorio Europeo di giornalismo "la concorrenza si è moltiplicata e, per di più, il valore della pubblicità (almeno nella sua variante CPM) è destinato a crollare ancora di più, provocando guadagni sempre più inconsistenti per i piccoli player e insufficienti per i grandi player E, quindi, oltre alla pubblicità, anche i prodotti premium (e-book, feature interattive), i servizi (training, organizzazione eventi, realizzazione progetti web).”

Periodici storici stanno rispondendo alle sfide del digitale con grande maestria, mi riferisco alla situazione del New York Times ma ci sono altre realtà in cui si sopravvive tra una perdita e l'altra. 
Come ha ricordato il Reuters Institute for The Study of Journalism attraverso il report Ten Years that Shook the Media World sull’evoluzione del giornalismo e dei media siamo solo all’inizio di un periodo di transizione più lungo e quindi presto si avranno risposte ai quesiti posti sopra che andranno di gran lunga oltre le nostre aspettative. Almeno questa è la speranza.