mercoledì 23 novembre 2011

Festival IMMaginario 2.0: Ermanno Olmi, Il villaggio di Cartone e le proiezioni degli anni Edisonvolta

Due settimane fa si è parlato di una raccolta di scritti ed interviste di José Saramago, Pensar, Pensar y Pensar. Nell'articolo, oltre ad analizzare il contenuto dei pensieri di Saramago e le interviste avvenute durante alcune recenti conferenze, si sono toccati temi di forte attualità come la laicità di Saramago che emerge dai suoi libri, in particolare dal romanzo Il vangelo secondo Gesù Cristo, e il ruolo della Chiesa nella società. 

Per quanto concerne questi temi, oggi è una giornata importante in quanto all'interno di IMMaginario 2.0, il Festival che si sta svolgendo dalla metà di novembre a Perugia e che durerà fino alla fine del mese il cui obiettivo è la riflessione sui cambiamenti che stanno avvenendo a livello culturale, sociale ma anche economico e politico, vengono presentati al Teatro Morlacchi alle ore 16.00 alcuni documentari e cortometraggi realizzati da Ermanno Olmi dalla metà degli anni '50 fino agli inizi degli anni '60. 

In quel periodo Olmi si trovava a Milano per frequentare i corsi di recitazione dell'Accademia di Arte Drammatica. Inoltre per mantenersi iniziò a lavorare per Edisonvolta all'interno della Sezione Cinema. Ad Olmi viene proposto di creare la memoria dell'azienda attraverso dei documentari che saranno proiettati oggi pomeriggio alle 16.00 presso il Teatro Morlacchi. Quello che si potrà notare dalle pellicole, sarà il punto di vista del regista nel raccontare le condizioni dei lavoratori. La realtà raccontata da Olmi in questi documentari, così come nelle pellicole successive, sarà una realtà ridotta all'essenziale, minimalista e, nel contempo, infarcita di elementi di finzione che rendono suggestiva e, talvolta, simbolica la pellicola stessa.

Ciò che unisce la figura di Olmi a quella di Saramago è questo modo di percepire la realtà riscrivendola e raccontandola attraverso un linguaggio che possa essere comprensibile da un numero sempre più elevato di persone. Rivolgersi al pubblico, parlare direttamente con la gente: questo è quello che unisce questi due grandi maestri di vita. Come Saramago, che ha sempre cercato, fin dagli esordi letterari, di interrogarsi su tematiche non solo personali ma anche universali (come testimonia la raccolta di scritti recensita due settimane fa), anche Olmi non è indifferente alla storia dell'umanità: i documentari proiettati oggi pomeriggio, ma anche i film più recenti, fanno trasparire la sua esigenza e il suo bisogno di parlare al pubblico della storia dell'umanità. 

In quest'ottica, Il villaggio di cartone, uscito il 7 ottobre e presentato fuori concorso al Festival di Venezia, è un film che racconta la storia attuale e i cambiamenti del mondo. Il villaggio di cartone è un film simbolico: il primo simbolo è proprio la Chiesa. Trattata anche da Saramago ne Il vangelo secondo Gesù Cristo, Ermanno Olmi spoglia la Chiesa e la parrocchia per ritrovare il senso originario che le appartiene: la Chiesa come luogo di vera accoglienza. Ecco che viene quindi introdotto il tema della diversità tra fedeli e non fedeli, credenti e non credenti. Una diversità che si allarga fino a toccare "gli altri", coloro che "non sono come noi". Olmi, quindi, affronta il tema dell'immigrazione e di come viene vissuto dal nostro Paese: ritrosia, paura, ignoranza. Sentimenti che portano ad una chiusura verso coloro che spesso vengono etichettati come "clandestini" quindi diversi da noi, perché, come detto poc'anzi, "non sono come noi".


Una delle frasi emblematiche del film (anch'esso proiettato al Festival IMMaginario 2.0 il 14 novembre) racchiude la sintesi del film stesso e delle tematiche trattate: "o cambiamo il senso impresso alla storia, o sarà la storia a cambiare noi". Parole profonde che rimandano alle parole di Saramago: secondo lo scrittore ci si può "distrarre, avere un amore, andare al cinema ma dobbiamo avere la responsabilità di dire cosa succede, di chiedere il conto (...) lasciamo la rivoluzione a dopo e cominciamo dalle piccole cose che si possono fare senza rivoluzione".

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