mercoledì 30 novembre 2011

Dave Cooper: dipinti surreali, erotici e grotteschi

"Dubito che riuscirò mai a scoprire perché le donne esercitano tanto fascino sulla mia piccola mente malata. A dire il vero, spero di non scoprirlo mai. Disegnarle è come ricercare la verità in un pozzo senza fondo". Questo è Dave Cooper e i suoi dipinti testimoniano quanto lui ha dichiarato. Corpi femminili caratterizzati da un surrealismo giocoso e fantasmagorico, sensualità che sfiora il grottesco e il bizzarro oltre ad elementi futuristici.

Canadese di origine, Dave Cooper è stato citato tra le pagine di questo blog in quanto è stato invitato ai festeggiamenti dei 25 anni della Galleria La luz de Jesus che si sono svolti proprio durante il mese di novembre. Tuttavia questo artista merita un approfondimento. Fumettista, pittore, illustratore e graphic designer, Cooper ha disegnato molti personaggi, alcuni dei quali utilizzati per la serie Tv Futurama. Ma la fama ha raggiunto ben presto Dave Cooper. 

Già all'inizio della sua carriera, il primo romanzo grafico di Cooper, Basil, a metà tra un fumetto bizzarro e una storia astratta, vede come protagonista proprio un giovane ragazzo di nome Basil che si trova proiettato in un incubo dove le sue paure si scontrano con un mondo surreale. E proprio il surrealismo è il fil rouge che lega le opere tra loro. I suoi disegni appaiono come mosaici studiati dall'autore stesso, ogni singolo elemento si presenta pregno di significato tanto da assurgere a ruolo di protagonista se staccato dal resto del dipinto. In questo risiede il valore aggiunto delle sue opere. 

Surrealismo e grottesco ma anche erotismo. L'eros come forza irrazionale, come pura soddisfazione carnale che va oltre i canoni classici dell'estetica, l'eros come liberazione e sfogo. La bestialità che si nasconde in ognuno di noi, nei quadri di Cooper viene rappresentata con grande maestria ed esplicitata in Ciccia, terza parte di Suckle Crumple Ripple, la graphic novel edita nel 2009 e per la quale Cooper ha vinto parecchi premi tra cui, nel 2003, il premio della prestigiosa Society of Ilustrators di New York.

martedì 29 novembre 2011

Smoking Kids: le fotografie digitali di Frieke Janssens

Non manca il senso dell'umorismo nell'artista Frieke Janssens. Provocatoria fotografa di origine belga, Janssens sta facendo discutere per le sue fotografie digitali intitolate Smoking Kids: bambini che fumano sfidando l'obiettivo della macchina e quindi lo sguardo dell'osservatore. L'idea di Frieke Janssens proviene da una fervida creatività che guarda all'innovazione, alla scoperta e all'originalità. L'artista belga non ama ripetersi così come non ama ripetere gli stili di fotografi che, in un qualche modo, hanno influenzato la sua arte (come Gregory Crewdson).
Le sue passioni e i suoi interessi la spingono a frequentare mostre, visitavre musei e annotare tutto sul suo quaderno personale, una specie di diario che raccoglie le sue esperienza in campo artistico e non solo. Esperienze che si traducono nella sua arte: fusione della fotografia con le innovazioni tecnologiche. Per la serie Smoking Kids, presentata a Bruxelles a Le Fabuleux Marcel dalla fine di ottobre fino al 7 novembre, Frieke Janssens ha deciso di puntare l'obiettivo della sua macchina su bambini dai quattro ai nove anni che "fumano" in atteggiamenti e movenze che richiamano il mondo adulto. 

Abiti risalenti ai primi decenni del Novecento, sguardi beffardi, sfacciati, canzonatori ritoccati a computer. Frieke Janssens aiuta i bambini, come fossero personaggi di una recita, ad immedesimarsi sempre più nel ruolo di "adulti fumatori". Come si diceva all'inizio, oltre all'umorismo non manca la vena provocatoria: il divieto del fumo in Belgio, dalla primavera di quest'anno, ha scatenato molte reazioni non solo tra la popolazione ma anche tra gli artisti. Smoking Kids è proprio una risposta a questo divieto: l'artista belga sembra chiedersi, o meglio sembra chiedere al pubblico, quale conseguenze potrebbe avere la legge varata dal governo. Un'imposizione ha la stessa validità e gli stessi effetti di una scelta consapevole? E quindi non si sta forse trattando l'adulto alla stregua di un bambino?

Campagna pubblicitaria per gli elettrodomestici
Tra le pagine di questo blog ho più volte trattato artisti che mettevano la loro arte al servizio di dibattiti politici, storici o d'attualità. Frieke Janssens fa parte di questo gruppo di artisti e, per questo, il suo lavoro non solo è da apprezzare da un punto di vista estetico ma anche per il valore aggiunto insito nelle fotografie stesse. 
Frieke Janssens non è nuova nel nostro Paese. Ospitata già a Milano nel 2009 al Public Design Festival, Janssens ha presentato una campagna pubblicitaria commissionata dal governo belga relativa il tema degli elettrodomestici energivori

Aspettando nuovamente l'artista belga nel nostro Paese, godiamoci alcune delle sue fotografie.

lunedì 28 novembre 2011

Riluce - Esercizi di Arte Luminosa celebra le tavole di Guido Crepax

Come asserisce Umberto Eco nel saggio di Pietro Favari, Le nuvole parlanti: un secolo di fumetti tra arte e mass media, "il fumetto inizia come arte popolare d'avanguardia" assestandosi poi "in posizione lowbrow" mentre oggi si muove di nuovo sulla "via dell'avanguardia (...), dello sperimentalismo". Nello stesso saggio la testimonianza di Guido Crepax relativa il suo lavoro di illustratore, che ha voluto conciliare cinema e fumetto, è illuminante per coloro che si sono soffermati all'aspetto puramente estetico delle sue illustrazioni. Crepax approfondisce il discorso dichiarando che ha sempre dato importanza "al montaggio, appunto cinematografico, alla sequenza, al primo piano, più che alla sequenza in sé".

Tutto ciò lo si può notare sfogliando uno dei suoi tanti fumetti, la maggior parte dei quali diventati celebri proprio grazie al personaggio di Valentina Rosselli, la famosa fotografa italiana che ha incantato intere generazioni (e tuttora ne subiamo il fascino) proprio grazie ad una personalità fragile e determinata al tempo stesso, nonché alla conturbante bellezza. Nel saggio di Favari, Crepax racconta anche degli sviluppi creativi che lo hanno portato a disegnare anche altri personaggi. Tuttavia se restringiamo il campo e ci focalizziamo solo su Valentina, notiamo che una delle differenze sostanziali rispetto ai personaggi creati da altri illustratori riguarda proprio la donna che c'è in lei. Valentina si presenta come un personaggio reale: vive a Milano, dove è nata, ha un lavoro, una vita e soprattutto invecchia con il passare del tempo. Valentina è una donna a tutti gli effetti e, probabilmente, proprio in questo risiede il segreto del suo successo. 

Valentina è legata al suo tempo (siamo nel pieno degli anni '60), alla moda, allo stile di vita, alla cultura, alla mentalità di un'epoca che viene vissuta in prima persona da Crepax e quindi anche dalla sua stessa creazione. Molto è stato scritto su Valentina, un personaggio emblematico; per celebrare Crepax e le sue tavole il 26 novembre è stata inaugurata la prima edizione di Riluce: esercizi di arte luminosa. Riluce è una rassegna d'arte curata da Roberta Gaito e Annaluce Canali  che si svolgerà agli Style Outlets di Vicolungo e Castel guelfo, fino al 22 gennaio 2012. Due mesi in cui verranno esposte le illustrazioni di Crepax (quindi non solo Valentina, ma l'intera produzione del grande maestro milanese che copre più di trent'anni di lavoro) per celebrare la sua carriera artistica e la sua creatività facendo leva sulle tecniche adottate.

Le parole di Crepax nel saggio di Favari sembrano fare da cornice alla prima edizione di Riluce. La cura del montaggio, come fossero "inquadrature cinematografiche", porta ad un'analisi precisa e dettagliata della mimica facciale, uno studio sul linguaggio del corpo che ha rivoluzionato l'iconografia fumettistica portandola, come asseriva anche Eco nello stesso saggio, allo sperimentalismo e all'avanguardismo.
La prima edizione di Riluce vuole omaggiare proprio questi elementi del lavoro di Crepax, un uomo, oltre che un grande artista, che è stato testimone del suo tempo e che, nelle sue illustrazioni, ha tradotto la sua epoca, narrando i mutamenti storici e culturali che si sono susseguiti dagli anni '60 al duemila.

venerdì 25 novembre 2011

Giornata Internazionale per eliminare la violenza contro le donne

Di seguito vengono riportati alcuni dati allarmanti che Emanuela Stella ha raccolto e discusso nel suo articolo pubblicato oggi, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, sul quotidiano La Repubblica:


- 603 milioni di donne vivono in paesi nei quali la violenza domestica è considerata un fatto strettamente privato. 

- 60 milioni di bambine vengono costrette a sposarsi.

- Tra i 100 e i 140 milioni sono le donne che hanno subito mutilazioni genitali.

- 100 milioni di bambine non sono venute al mondo perché vittime della pratica dell'aborto selettivo

- Almeno 600mila donne ogni anno sono vittime della tratta a sfondo sessuale.  

- 2 su 3 adulti analfabeti sono donne.

- In Italia i femminicidi accertati sono stati, negli ultimi cinque anni, 651 (92 nei primi nove mesi di quest'anno).







Jeff Soto: dalla skateboard graphics al Pop Surrealism e Street Art

La Street Art spesso abbraccia il Pop Surrealism che discende dalla Lowbrow Art. Lo abbiamo visto recentemente con gli artisti Supakitch & Koralie, Ron English ma la lista potrebbe allungarsi. Anzi, a questa lista oggi aggiungiamo anche Jeff Soto, street e pop artist, illustratore e designer che, a partire dalla fine degli anni '90, ha dimostrato al pubblico di essere un artista eclettico che accoglie stili differenti rielaborandoli attraverso un'arte rappresentativa della sua persona.

Quando, all'età di nove anni, Soto riceve il suo primo skate automaticamente capisce l'importanza della grafica. Spesso infatti le tavole vengono scelte, prima di tutto, per la grafica e quindi per ciò che, in quel momento, rappresentano. Ciò che si stampa sulla tavola è come un tatuaggio sulla propria pelle, è indelebile e, negli anni a venire, ricorderà quell'esatto momento della propria vita. Non solo la skateboard graphics ha influenzato la creatività di Jeff Soto ma anche serie televisive e film come Robotech e Star Wars in cui la tecnologia si univa alla fantascienza ma anche alla cultura delle anime giapponesi. 

Durante gli studi all'Art Center College of Design in Pasadena, Soto ha avuto modo di conoscere e approfondire l'arte di Max Ernst, Frida Kahlo, Andy Warhol, Van Gogh e più recentemente quella dei pop surrealisti Dave Cooper e Camille Rose Garcia

Nelle sue opere ritroviamo infatti il pop surrealismo gotico di Camilla Rose Garcia, la vena pittoria eccessiva e abbondante per non parlare dello sguardo disilluso verso un mondo che non rispecchia appieno i suoi desideri, portandola quindi a rifugiarsi in una realtà altra, magica e surreale. Tuttavia possiamo notare anche gli elementi futuristi, l'ironia e l'umorismo delle opere di  Dave Cooper, ma anche la fervida immaginazione di Max Ernst, che verso la fine degli anni '20 abbandonò il dadaismo interessandosi sempre più al surrealismo.


Nei lavori di Jeff Soto, su tela o sulle mura delle città, le influenze che hanno determinato la sua formazione artistica, vengono rinnovate di volta in volta grazie ad una interpretazione  personale del pop surrealismo irrazionale e misterioso, dove sogni e ricordi uniti agli elementi delle avanguardie contemporanee si stagliano su sfondi onirici. I colori brillanti variano da quelli primari a quelli secondari, da tinte calde a colori freddi. La narrazione cromatica genera fascino e stupore nel pubblico che ammira le opere di Soto. 

giovedì 24 novembre 2011

Alice in Wonderland in mostra alla Tate Liverpool di Londra: Dalì, Magritte e altri surrealisti

Salvador Dalì

Come si è potuto vedere una decina di giorni fa tra le pagine di questo blog, Alice in Wonderland di Lewis Carroll non solo ha affascinato i bambini dell'epoca ma anche gli adulti e le generazioni successive. Un'opera curiosa, quella di Carroll (ed è proprio la curiosità che ricorre spesso come aggettivo ma anche come concetto nella favola stessa) che, nel corso del tempo, ha avuto molteplici interpretazioni, ispirando pittori, scultori, scrittori e registi.

Salvador Dalì
Alice è curiosa e determinata, vuole scoprire e indagare, è pronta a vedere ciò che gli altri, dagli amici alla sua famiglia, ancora non hanno visto. Vuole vivere in quel mondo magico e surreale dove le regole vengono stabilite ora da un coniglio perennemente in ritardo ora da un cappellaio "matto" ma soprattutto da una regina ostinata e orgogliosa.

René Magritte
Il personaggio di Alice, oltre ad essere determinato e curioso, è anche affascinante, per la sua innocenza mista a quel bisogno quasi infantile di conoscere e sapere, ma terribilmente combattuta verso se stessa: si sente inadeguata a causa del suo corpo, del suo modo di porsi e di parlare. Insomma Alice è veramente un personaggio complesso e proprio per questo ha ispirato moltissimi artisti che hanno apportato, attraverso la loro fervida immaginazione, un valore aggiunto a questa straordinaria favola dalle mille sfaccettature.

Ed è proprio sulle rivisitazioni di Alice in Wonderland che la Tate Liverpool a Londra ha puntato i riflettori, invitando il pubblico ad una mostra che ripercorre a ritroso le opere di surrealisti, romanzieri, pop artist e tanti altri che sono stati influenzati da Lewis Carroll. L'arte visionaria e psichedelica, surreale e immaginifica, introspettiva e ingarbugliata di questi artisti ha portato alla creazione di opere altrettanto suggestive e affascinanti basate proprio sulla favola di Lewis Carroll, Alice in Wonderland.

Charles Lutwidge Dodgson (Lewis Carroll)
Dal 4 novembre 2011 al 29 gennaio 2012, Tate Liverpool ospiterà artisti surrealisti che dal 1930 in poi sono stati attirati verso questo mondo fantastico. Ma ci saranno anche registi che dal 1960 hanno portato sullo schermo Alice in Wonderland in chiave moderna esaltando le tematiche affrontate da Lewis Carroll. Tanto per citare alcuni nomi si potranno ammirare le opere di Salvador Dalì, un'opera di Max Ernst, René Magritte, Dorothea Tanning, ma la rivisitazione continuerà fino ai giorni nostri.  

mercoledì 23 novembre 2011

Festival IMMaginario 2.0: Ermanno Olmi, Il villaggio di Cartone e le proiezioni degli anni Edisonvolta

Due settimane fa si è parlato di una raccolta di scritti ed interviste di José Saramago, Pensar, Pensar y Pensar. Nell'articolo, oltre ad analizzare il contenuto dei pensieri di Saramago e le interviste avvenute durante alcune recenti conferenze, si sono toccati temi di forte attualità come la laicità di Saramago che emerge dai suoi libri, in particolare dal romanzo Il vangelo secondo Gesù Cristo, e il ruolo della Chiesa nella società. 

Per quanto concerne questi temi, oggi è una giornata importante in quanto all'interno di IMMaginario 2.0, il Festival che si sta svolgendo dalla metà di novembre a Perugia e che durerà fino alla fine del mese il cui obiettivo è la riflessione sui cambiamenti che stanno avvenendo a livello culturale, sociale ma anche economico e politico, vengono presentati al Teatro Morlacchi alle ore 16.00 alcuni documentari e cortometraggi realizzati da Ermanno Olmi dalla metà degli anni '50 fino agli inizi degli anni '60. 

In quel periodo Olmi si trovava a Milano per frequentare i corsi di recitazione dell'Accademia di Arte Drammatica. Inoltre per mantenersi iniziò a lavorare per Edisonvolta all'interno della Sezione Cinema. Ad Olmi viene proposto di creare la memoria dell'azienda attraverso dei documentari che saranno proiettati oggi pomeriggio alle 16.00 presso il Teatro Morlacchi. Quello che si potrà notare dalle pellicole, sarà il punto di vista del regista nel raccontare le condizioni dei lavoratori. La realtà raccontata da Olmi in questi documentari, così come nelle pellicole successive, sarà una realtà ridotta all'essenziale, minimalista e, nel contempo, infarcita di elementi di finzione che rendono suggestiva e, talvolta, simbolica la pellicola stessa.

Ciò che unisce la figura di Olmi a quella di Saramago è questo modo di percepire la realtà riscrivendola e raccontandola attraverso un linguaggio che possa essere comprensibile da un numero sempre più elevato di persone. Rivolgersi al pubblico, parlare direttamente con la gente: questo è quello che unisce questi due grandi maestri di vita. Come Saramago, che ha sempre cercato, fin dagli esordi letterari, di interrogarsi su tematiche non solo personali ma anche universali (come testimonia la raccolta di scritti recensita due settimane fa), anche Olmi non è indifferente alla storia dell'umanità: i documentari proiettati oggi pomeriggio, ma anche i film più recenti, fanno trasparire la sua esigenza e il suo bisogno di parlare al pubblico della storia dell'umanità. 

In quest'ottica, Il villaggio di cartone, uscito il 7 ottobre e presentato fuori concorso al Festival di Venezia, è un film che racconta la storia attuale e i cambiamenti del mondo. Il villaggio di cartone è un film simbolico: il primo simbolo è proprio la Chiesa. Trattata anche da Saramago ne Il vangelo secondo Gesù Cristo, Ermanno Olmi spoglia la Chiesa e la parrocchia per ritrovare il senso originario che le appartiene: la Chiesa come luogo di vera accoglienza. Ecco che viene quindi introdotto il tema della diversità tra fedeli e non fedeli, credenti e non credenti. Una diversità che si allarga fino a toccare "gli altri", coloro che "non sono come noi". Olmi, quindi, affronta il tema dell'immigrazione e di come viene vissuto dal nostro Paese: ritrosia, paura, ignoranza. Sentimenti che portano ad una chiusura verso coloro che spesso vengono etichettati come "clandestini" quindi diversi da noi, perché, come detto poc'anzi, "non sono come noi".


Una delle frasi emblematiche del film (anch'esso proiettato al Festival IMMaginario 2.0 il 14 novembre) racchiude la sintesi del film stesso e delle tematiche trattate: "o cambiamo il senso impresso alla storia, o sarà la storia a cambiare noi". Parole profonde che rimandano alle parole di Saramago: secondo lo scrittore ci si può "distrarre, avere un amore, andare al cinema ma dobbiamo avere la responsabilità di dire cosa succede, di chiedere il conto (...) lasciamo la rivoluzione a dopo e cominciamo dalle piccole cose che si possono fare senza rivoluzione".

martedì 22 novembre 2011

Radiohead: Tour italiano 2012

Aggiornato alle 13.00. E' già stato segnalato il tutto esaurito per il concerto a Piazza Maggiore a Bologna il 3 luglio. Mentre pare che ci siano ancora dei posti per Roma e Firenze (rispettivamente Ippodromo delle Capannelle e Parco delle Cascine). Per ulteriori informazioni seguite il sito  Ticketone.it dovesse tante volte comparire un biglietto...! Secondo quanto si legge sul sito il costo del biglietto, senza polizza assicurativa, è di 57,50 euro (la polizza dovrebbe invece aggirarsi intorno ai quattro euro). 

Stando ai messaggi su Twitter, qualcuno ha già segnalato di essere arrivato tardi e di non essere riuscito ad acquistare i biglietti. Di seguito la recensione a King of limbs (l'articolo scritto qualche mese fa per l'uscita dell'ultimo album dei Radiohead): magra consolazione (me ne rendo conto)! Il consiglio è comunque quello di non perdere la speranza e aggiornarsi continuamente su  Ticketone.

King of Lims. Evocativo, sospeso, sensazioni evanescenti, accompagnate da un ritmo tribale e dalla fluidità delle tastiere: si tratta di Bloom, il primo brano del nuovo album dei Radiohead, The King of limbs. La voce di Thom Yorke porta l’ascoltatore in un limbo dove non sembra esserci spazio per la razionalità.

Ad annunciare l’uscita del nuovo album è stato proprio il gruppo inglese che, rinunciando a conferenze e spettacolarizzazioni a cui sono abituate le rockstar, si avvalgono di internet anche per distribuire la loro Opera. E di Opera, con la maiuscola si tratta, perché a muovere il sottofondo culturale di questo album è una sapiente ricerca del simbolismo, evocato dalle parole presenti tanto nei titoli delle canzoni quanto in quello del disco (come è stato sottolineato la parola limb racchiude in sé molteplici significati, da arto a ramo, senza dimenticare che lo stesso titolo che apre il disco, Bloom coincide con il nome del protagonista dell’Ulisse di Joyce

Le otto canzoni che compongono l'album si possono acquistare sul sito della band, scaricare in formato Mp3 (sette euro) oppure in formato Wav (undici euro).

Exit Music. La storia dei Radiohead di Mac Randall

Qualche mese fa, avevo scritto un articolo dedicato al nuovo album dei Radiohead, The King of limbs, annunciato e distribuito tramite Internet. Questa modalità era risultata insolita per una band. Notoriamente, infatti, le star sono famose per le spettacolarizzazioni. I Radiohead si sono presentati al pubblico, ancora una volta, con la loro voce e il loro talento, e proprio per questo premiati anche dalla critica. 

Se poi vogliamo dare uno sguardo alla loro personalità, basta pensare alle voci che correvano su Twitter agli inizi di ottobre, quando si pensava (o forse si sperava) in una loro apparizione pubblica in occasione dell'occupazione di Wall Street. Le stesse voci vennero smentite dal gruppo attraverso Twitter. La band infatti augurò buona fortuna ai manifestanti ma "contrariamente alle precedenti voci, oggi non ci saremo a #occupywallstreet". L'uso di Twitter testimonia, non solo la loro attitudine ad un rapporto diretto con il pubblico ma anche una certa sincerità e trasparenza verso i fans e non solo. Alla luce di questo non deve stupire l'annuncio, tramite la rete, del nuovo album  The King of limbs

Ma ad attirare l'attenzione dei molti che seguono la band, vi è anche l'uscita del saggio di Mac Randall, Exit Music - La storia dei Radiohead. Pubblicato agli inizi del 2011 per Arcana, il saggio continua a far parlare di sé, sia per la validità dei contenuti sia per gli approfondimenti sulla composizione degli album e delle singole canzoni. Nessun gossip ma tante notizie che arricchiscono la conoscenza  dei fans riguardo i Radiohead. 

La storia della band, narrata con dovizia di particolari da Mac Randall, ripercorre gli esordi musicali dei Radiohead fino a toccare la composizione di album come Ok Computer per non parlare del loro carisma e del rapporto con il pubblico. Così come nei loro album, anche nel saggio, emergono sensazioni evocative, sfuggenti, la ricerca del simbolismo e, talvolta, della perfezione estetica. Il rapporto tra musica, letteratura e storia è presente in ogni loro album ed emerge anche tra le pagine di Exit Music. Nel ripercorrere la loro storia, Mac Randall sottolinea la loro continua voglia, e capacità, di evolversi, di tralasciare gli stili musicali che li hanno resi famosi per dare vita, ad ogni album, ad una nuova personalità artista che, puntualmente, affascina pubblico e critica.

Musica e letteratura, avanguardia e pop, ma anche innovazioni tecnologiche e carisma. Sono questi alcuni degli elementi che hanno caratterizzato (e caratterizzano tuttora) i Radiohead. Elementi che Mac Randall ha fatto confluire in Exit Music, apportando un valore aggiunto al suo saggio e distinguendolo dalle molteplici biografie che spesso occupano, stanche e polverose, gli scaffali delle librerie. 

"(...) Breathe keep breathing
Don’t lose your nerve
Breathe keep breathing
I can’t do this alone (...)".

lunedì 21 novembre 2011

Takashi Murakami and the anime revolution in mostra a Mondo Bizzarro Gallery

Tra le pagine di questo blog, si è parlato più volte di Takashi Murakami. In particolare siamo partiti dalla sua opinione relativa lo sviluppo dell'arte giapponese nel periodo Meiji fino allo scenario artistico attuale, nel quale Murakami vive e lavora. E' importante ricordare che, secondo l'artista, l'arte giapponese mutua da quella occidentale senza, con questo, rinnegare le proprie origini. Tuttavia per Murakami questo evidenzierebbe un problema di fondo ovvero una mancata personalità artistica originale.

Nonostante l'opinione di Takashi Murakami, più volte si è parlato dell'originalità, tanto in campo pittorico quanto nel design, nelle installazioni e nella scultura, di molti artisti giapponesi; eppure non si può prescindere dall'opinione di un grande maestro come Murakami. 

Nei suoi dipinti, così come nelle sculture, permeano Pop Art (tanto da essere considerato l'erede di Andy Warhol) e Otaku Culture. E proprio con questo artista nasce la Cultura Poku, che è stata descritta negli articoli precedenti come una "miscela esplosiva". 

La stanza dei libri di Mondo Bizzarro Gallery
Dal 3 dicembre fino al 10 gennaio 2011 si potranno ammirare le opere esplosive di Takashi Murakami al Mondo Bizzarro Gallery, a Roma: TAKASHI MURAKAMI AND THE ANIME REVOLUTION. Oltre alle opere del grande pop artist giapponese, saranno esposti le tavole firmate dai più illustri rappresentanti del cartone animato giapponese che ben si sposano con il lavoro di Murakami. 

Scultura e Pittura di Yoskay Yamamoto: tra urban art e surrealismo

Yoskay Yamamoto è un giovane artista giapponese, pittore e scultore, che sta riscuotendo successo di critica e pubblico grazie ad un tipo di arte che racchiude elementi della cultura giapponese, urban art e pittura surrealista. Il simbolismo che scaturisce dai suoi quadri è identificativo di un'anima che ha molto da raccontare, un'anima che scava nel profondo per far emergere le emozioni e le sensazioni che la turbano.

Il processo pittorico che spinge Yoskay Yamamoto ad esternare ciò che prova, parte sempre da uno schizzo su carta, un primo approccio con l'idea alla quale cercherà di dare forma dopo averla tradotta sulla tela con l'aiuto di colori e stencils. Su questa base, Yoskay Yamamoto farà emergere l'idea embrionale, che prenderà sempre più forma grazie ai colori, a linee più marcate, al gioco di sfumature che si viene a creare sullo sfondo. In primo piano un volto di ragazza, occhi malinconici guardano lontano, oltre l'osservatore. Una bellezza evanescente, che sfugge a qualsiasi tipo di interpretazione (per saperne di più sull'intero processo creativo potrete vedere il sito Arrestedmotion.com).

Yamamoto scultore parte dalla lavorazione della ceramica per creare soggetti che affondano le radici nella mitologia giapponese. Quella dell'artista sembrerebbe una visione del mondo poetica, caratterizzata da divinità protettrici degli uomini in terra e in cielo: una società, quella giapponese, che tenta di dare risposte a domande esistenziali. Eppure, come detto poc'anzi, Yamamoto abbraccia anche il mondo occidentale tanto che le sue sculture vengono apprezzate e richieste anche dall'azienda californiana Inner Sanctum LLC.
La scultura di Yamamoto è innovativa e polifunzionale, mentre la pittura è evocativa e surreale. I soggetti sembrano avvolti da un'aura di mistero, gli sguardi parlano da soli e le tinte color pastello che si alternano con toni più scuri rendono cromaticamente enigmatici i quadri. 


sabato 19 novembre 2011

David Vecchiato, MondoPOP e Festival IMMaginario insieme per Urban Pop Surrealism

E' iniziata il 16 novembre e proseguirà fino a domani, Urban Pop Surrealism, la mostra a Perugia dedicata all'Urban Art, alla Street Art e al Pop Surrealism (che ha origine dalla Lowbrow Art). La mostra   coinvolge più di trenta artisti di fama internazionale che esporranno e discuteranno con il pubblico e i giornalisti delle avanguardie sopra citate nate negli Stati Uniti e che stanno prendendo piede, seppur con qualche difficoltà, anche in Italia.

Organizzata dal Festival IMMaginario di Perugia in collaborazione con Repubblica XL e MondoPop Gallery di Roma, la mostra ospiterà nomi storici del Pop Surrealism come Glenn Barr, gli italiani David Vecchiato, Massimo Giacon, Lisa Petrucci e Gary Baseman ed alcuni esponenti dell'Urban Art come Boris Hoppek e Buff Monster (la lista completa la potete trovare al sito di MonoPOP).

Tra gli artisti italiani, David Vecchiato (o, se preferite, Diavù, del quale vengono riportate alcune delle sue opere) è anche uno degli organizzatori della mostra che collabora, ormai da anni, con MondoPOP Gallery di Roma. E' nel 2007 che David Vecchiato, insieme a Serena Melandri, inaugura MondoPOP Gallery: un'officina, un laboratorio artistico e creativo in cui le avanguardie formatasi oltreoceano tra gli anni '60 e '70 invadono "la vita quotidiana delle persone" nella capitale e non solo. Come dichiara Diavù nell'intervista per Roma Provincia Creativa,  "MondoPOP a livello artistico si è collocato come referente in Italia in un vasto network internazionale" E visti i risultati ottenuti in questi anni, suscitando interesse sia nella critica sia attirando l'attenzione di un pubblico sempre più vasto, non si può non sottolineare il prezioso lavoro che emerge da questo laboratorio artistico. 

Tuttavia, come anticipato poc'anzi, le reticenze che spesso provengono dal panorama artistico italiano hanno, in questi anni, arginato la possibilità di una diffusione capillare del Pop Surrealism e dell'Urban Art, relegandole, spesso, a manifestazioni artistiche di nicchia. Come dichiara lo stesso David Vecchiato, nell'intervista a Roma Provincia Creativa, "in Italia un vero e proprio movimento legato a questo tipo di arte non riesce a decollare perché gli addetti ai lavori non ne hanno mai favorito la formazione"; sarebbe invece interessante che "il gusto dei romani" (ma potremo estendere quest'affermazione a tutto il Paese) andasse oltre l'arte "barocca" e classica. Questo non significa rinnegare le proprie origini e il proprio patrimonio storico-artistico (come si è potuto vedere tra le pagine di questo blog, molti esponenti del Pop Surrealism e dell'Urban Art si rifanno all'arte rinascimentale europea ed italiana, affascinati dall'armonia delle proporzioni e dalla perfezione esteriore) ma è importante dare spazio e fiducia anche alle correnti artistiche "giovani" che hanno influenzato, e stanno influenzando, generazioni di artisti apportando validi cambiamenti allo scenario culturale.

Più specificamente, se osserviamo la personalità artistica di David Vecchiato, dai lavori editoriali ai dipinti con acrilici, notiamo l'influenza di artisti come Bosch (nome che ritorna spesso tra coloro che si stagliano sulla scena del Pop Surrealism), Andy Warhol (dal quale ha appreso, probabilmente, il bisogno di comunicare e raccontare con ogni tipo di strumento a  disposizione) e poi la corrente espressionista, come Vecchiato stesso ha dichiarato a Komix. Come si può notare, avanguardie del primo novecento e movimenti culturali più "giovani" si mescolano e trovano terreno fertile in un artista come l'italiano Diavù che, attraverso il pensiero, indaga sulle sue idee e le sue passioni creando un magma narrativo che sfocia in opere profonde e simboliche.

Domani, alle 19.00, Urban Pop Surrealism vedrà riuniti David Vecchiato, Nicola Alessandrini, Alberto Corradi, Massimo Giacon e Ale Giorgini per rispondere alle domande e alle curiosità del pubblico. 

Acrilici e matite colorate per Minjae Lee: l'arte tradizionale nell'era digitale

A primo acchito questi quadri potrebbero ricordare gli inchiostri o gli acquerelli di Ben Tour, oppure quei dipinti che spesso vedono la commistione tra fotografia digitale e pittura. Niente di tutto questo quando ci si trova di fronte alle opere di Minjae Lee.

Minjae Lee è un giovanissimo artista coreano che ha colpito l'attenzione del pubblico e della critica attraverso i suoi lavori caratterizzati da una forte tensione espressiva che si traduce nell'uso cromatico rappresentato da colori primari ma anche da tonalità sfumate.

I soggetti scelti sono volti femminili dove l'espressione e lo sguardo giocano un ruolo fondamentale, richiamando una visione totalmente personale e rappresentativa della donna. I volti riassumono la complessità dell'animo femminile: ne scaturisce un ritmo descrittivo incalzante accentuato da note di colore realizzate con semplici strumenti come pennarelli, matite colorate e acrilici.




Minjae Lee non utilizza quindi la fotografia digitale, photoshop o altre tecniche per realizzare i suoi quadri. Questo artista coreano si serve di strumenti "tradizionali" per comporre quadri di una bellezza e di un'autenticità sorprendente. Le linee appaiono sicure, nitide, ma tuttavia non prive di emotività. Un'emotività istintiva e genuina data dal fatto, probabilmente, che Minjae Lee è un autodidatta: ha approfondito una passione che lo accompagna fin da bambino.

giovedì 17 novembre 2011

La fotografia digitale di Jeffery Scott: contrasti e contraddizioni di un mondo surreale

Jeffery Scott è un artista che utilizza la fotografia digitale per condurre l'osservatore in un mondo pieno di contrasti e contraddizioni. La forza delle sue opere sta nella fusione tra realtà e immaginazione, sensualità e feticismo, umanità e meccanicità. I soggetti rappresentati sono per lo più donne, corpi femminili meravigliosi dove gli elementi sopra citati, caratterizzanti l'arte di Scott, si fondono in un'enigmatica armonia. 

Questo artista ha iniziato a nutrire interesse per la scultura e la pittura fin da quando era bambino. Ma è stato più ardi, in età adolescenziale che la sete di conoscenza nei confronti del design, della meccanica e dell'architettura del corpo umano sono diventati parte integrante dei suoi studi e delle sue passioni. Diventato adulto, questo bagaglio di conoscenze lo ha portato a realizzarsi prima attraverso la scultura e la pittura poi attraverso la fotografia.
C'è da dire che, come ha dichiarato lo stesso Jeffery Scott in un'intervista per il sito Darkmattermag, la scultura è stata la prima forma d'arte ad attrarlo, successivamente ha scoperto la pittura ma non come forma "rilassante e terapeutica" ma come momento per indagare e scrutare il mondo esterno e quindi tradurlo sulla tela. Tuttavia né la scultura né la pittura hanno mai realizzato appieno i desideri e i sentimenti di Jeffery Scott il quale, al contrario, si sentiva incatenato ad un modo sterile e fuorviante di rappresentare la realtà e il suo mondo interiore. Nel momento in cui Scott ha iniziato a fotografare i soggetti dei suoi quadri e a scoprire la fotografia digitale ha capito quale direzione stava prendendo la sua arte.

"Attraverso la manipolazione digitale di tutti questi elementi fotografici, non ho dovuto scendere a compromessi" afferma Jeffery Scott nella stessa intervista. Quando parla di compromessi si riferisce all'approccio con pittura e scultura, due modi di fare l'arte che rappresentavano, o non rispecchiavano, appieno la sua personalità artistica. "Ora posso illustrare esattamente ciò che sta nella mia testa" dice ancora Scott. La fotografia è il suo linguaggio, il suo modo di esprimersi  attraverso il quale vuole mostrarsi al pubblico. 

Con la manipolazione digitale, Scott svela il corpo femminile in tutte le sue sfaccettature. Secondo Jeffery Scott, se si pensa a Dio come ad un artista e alla creazione del mondo come ad un processo creativo, si può notare che l'ultimo anello che è scaturito dalla creatività divina è proprio la donna, ovvero ciò che riassume in sé, nel corpo e nell'anima, tutti gli elementi terreni. La filosofia sulla quale poggia la fotografia digitale di questo artista è affascinante e misteriosa come le donne da lui fotografate. Il loro corpo viene rielaborato mescolando la bellezza naturale con il misterioso meccanismo architettonico che sta alla base della creazione divina. 

Contrasti e contraddizioni. Questo, secondo Scott, è il mondo nel quale viviamo. La sua curiosità e la sete di conoscenza lo porta ad indagare, ad osservare e quindi fotografare ciò che vede, sente, avverte e respira.