mercoledì 31 gennaio 2018

Chalermphol Harnchakkham fantasy illustrations

Chalermphol Harnchakkham è un artista thailandese che crea opere pop surrealiste con effetti psichedelici. Il mare è un elemento costante dei suoi lavori.
Estrapolando la sua arte dal contesto puramente commerciale, si può sottolineare la compenetrazione tra surrealismo, pop art e fantasy illustration.
Queste opere hanno una forza immaginifica del tutto inusuale. E in modo altrettanto inusuale associamo ogni opera a una poesia per creare uno storytelling in armonia con una pittura fluviale.


Musa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga.

Gabriele D'Annunzio, L'onda


Guardo il mare ondeggiare
e un leggero timore

prende in me il colore
di voler avere
una cosa migliore
di quanto sia vivere...

Fernando Pessoa, Al di là


Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino.

Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare...

Giorgio Caproni, Quest'odore marino


È stata ritrovata!
- Cosa? - l'Eternità.
È il mare unito
Al sole.

Arthur Rimbaud, L'eternità


Sorride da lontano.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.

Federico Garcia Lorca, Il mare




Per maggiori informazioni: http://www.huebucket.com/

martedì 30 gennaio 2018

Parigi mai più senza: Intervista a Elisabetta Castiglione

Le ciel tout bleu s’étalait sur la ville, plein de soleil et d’hirondelles […], Paris s’éveillait, joyeux dans la chaleur et la lumière[…] une gaieté courait la rue, éclairait les visages, mettait un rire partout comme un contentement mystérieux des êtres et des choses sous le clair soleil levant.
Guy de Maupassant

Souvenir è uno squarcio di splendore e bellezza nell'opera di Maupassant, uno dei rari momenti di gioia idealizzata che guarda alla città di Parigi come alla metropoli europea, la prima a potersi forgiare di questo appellativo.
E' questa l'immagine letteraria alla quale ho pensato da quando ho iniziato a seguire Elisabetta Castiglione e la sua Parigi mai più senza: un guizzo narrativo accostato a una vision artistica poliedrica. Un salto nella Parigi dei parigini, tra mostre, palazzi, teatri, eventi per grandi e bambini, ristoranti e tanto ancora.  



In questa intervista ci siamo addentrati con Elisabetta nella sua vita lavorativa, nel dietro le quinte del suo sito e della struttura comunicativa di Parigi mai più senza.

Parigi mai più senza nasce in seguito al tuo trasferimento nella capitale parigina. Inizierei, quindi, parlando della tua scelta di lasciare l'Italia, di lasciare un lavoro a tempo indeterminato, di lasciare Milano e una carriera giornalistica per abbracciare la magia di Parigi (che non è poco). Scelta coraggiosa per tanti. Che cosa ti ha spinto a prendere questa decisione e quali sono state le prime sensazioni provate dopo il trasferimento?

E.C: Sono arrivata a Parigi nel 2015 per motivi "iper" personali e pratici. Prima la mia famiglia si divideva tra Parigi e Milano e continuare così, specie quando ci sono bambini piccoli da crescere, non è semplice, né scontato, né gratificante. Dopo un anno non facile, la decisione è stata presa e io e la mia famiglia siamo letteralmente e totalmente sbarcati a Parigi. A Milano ci sono nata, sono crescita, qui mi sono laureata in Filosofia, ho iniziato a 20 anni la mia passione giornalistica, mi sono sposata, insomma ho fatto tutto. Lasciare la mia casa, le mie abitudini e un lavoro a tempo indeterminato è stata una botta fortissima, un salto nel buio. Ma appena arrivata, l’energia parigina mi ha letteralmente travolto: mi sono allacciata ben strette le scarpe da ginnastica e ho cominciato a camminare per la città, scovandone ogni odore, suggestione, influenza artistica e gastronomica… La bellezza mi ha letteralmente travolto restituendomi una forza incredibile. Uscire dalla propria routine provoca una rigenerazione cellulare pazzesca.

Parigi mai più senza non è il solito blog sulla città di Parigi. Tu stessa lo confermi nelle info. E difatti, arrivati sul tuo sito si respira da subito un'atmosfera nuova. Qual è stata la scintilla che ha portato all'ideazione e alla creazione del tuo sito?

E.C: A Milano grazie al mio lavoro mi sono sempre occupata di teatro, di mostre, di arte, di enogastronomia, di appuntamenti e di eventi legati alla città. E senza volerlo ho cominciato ad applicare la mia morbosa curiosità verso l’arte, la cultura e il cibo sulla città di Parigi e ho cominciato ad andare a mostre, spettacoli, esposizioni, frequentare ristoranti, conoscere, uffici stampa, chef… Alla fine, tutti quelli che conoscevo si rivolgevano a me per avere consigli utili su cosa fare a Parigi, dove andare, quale mostra vedere, dove andare a mangiare e lì ho pensato che forse le mie esperienze pratiche sarebbero potute finire on line. Non con un blog dove parlo in prima persona, ma con un sito dal taglio giornalistico in cui racconto quello che Parigi offre e non necessariamente quello che a me piace.


Fabrice Moireau

Nel tuo sito c'è la giusta commistione tra cultura artistica parigina e cultura enogastronomica francese: un mix perfetto. Dal museo alla libreria passando per un buon ristorante. Quanto ha inciso la tua professione in questo modo di raccontare la metropoli?


E.C: In Parigi mai più senza ci sono 20 anni di lavoro a Milano: c’è tutta me stessa.

Molto spazio viene dato anche agli eventi culturali dedicati ai più piccoli e alle famiglie. Tematiche spesso tralasciate da molte testate italiane, salvo poi ricordarsi degli eventi per i piccini in prossimità di una mostra o di un'inaugurazione. Sei d'accordo con questa affermazione? E come si comporta, da questo punto di vista, la città di Parigi, quanto spazio offre alle esperienze artistiche e ricreative per bambini rispetto a una Milano dove sei nata e cresciuta?

E.C: Parigi è una città straordinaria per chi ha bambini: quasi tutti i musei organizzano ateliers legati alle mostre in corso, ci sono ateliers di cucina, di arte, sportivi, insomma c’è davvero di tutto. Senza dimenticare i Jardin d’Acclimatation, il Musée en Herbe, Disneyland Paris, il Parc Asterix. Da questo punto di vista Parigi è straordinariamente attenta ai piccoli e in Italia bisognerebbe stare più al passo. A Milano si cominciano a intravedere spiragli, ma siamo ancora lontani dal tocco parigino. Scriverne è importante per dare suggerimenti ai tanti italiani che vivono qui e a tutti quei turisti che vengono coi bambini a Parigi. Portare un bambino a una mostra, fargliela capire con i suoi occhi magari attraverso atelier creativi e intelligenti, beh, è il modo migliore per fargli amare l'arte.


Fabrice Moireau

Come ti immagini Parigi mai più senza tra cinque anni e quali sono i progetti futuri per il tuo sito? 


E.C: Vorrei che il mio sito crescesse sempre di più fino a diventare una guida essenziale e sempre aggiornata sulla città. Ma non un semplice vademecum per scoprire che la Torre Eiffel è bella, che ha tre piani da cui si gode un'ottima vista sulla città o che navigare sulla Senna la sera è molto romantico. Vorrei che fosse uno strumento pratico e godibile - dal forte tocco italiano - per vivere la città in modo alternativo, non scontato, da parigini doc.


Parigi mai più senza è un racconto della capitale francese da diverse angolazioni.
L'arte e la cultura sono le grandi cornici ma dentro ci sono le emozioni.

Per una lettura approfondita del sito: http://www.parigimaipiusenza.com/

lunedì 29 gennaio 2018

Street Art of the week

Appuntamento settimanale con la migliore street art da tutto il mondo. Un tuffo nella bellezza.
                                                     Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni.
Amedeo Modigliani 




















domenica 28 gennaio 2018

Copertina d'autore. Conrad Roset

Conrad Roset
Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore.
Pier Vittorio Tondelli

venerdì 26 gennaio 2018

Giornalismo evolutivo ed esperienziale: dalle fake news al pensiero critico per un giornalismo di qualità

Siamo davanti ad un giornalismo evolutivo ed esperienziale. Parliamo di un giornalismo che si nutre dei social media, che arranca tra algoritmi e app, che lotta contro le fake news, che sperimenta tecniche e strumenti per news di qualità

Infografica Wired
Le piattaforme di social networking sono ormai diventate una risorsa indispensabile per la figura del giornalista. Il loro utilizzo permette sia l'interazione con il lettore sia l'adozione di tecniche per trovare, filtrare e seguire contenuti stimolanti.
Neil Thurman a metà dello scorso anno ha svolto una ricerca sulla base dell'analisi di app e social network partendo dalla tesi secondo la quale il giornalismo può arricchirsi utilizzando questi strumenti per attingere a fonti altrimenti inesplorabili e ad utenti particolarmente attenti e sensibili. Questi ultimi potrebbero diventare sia dei nuovi fruitori di notizie sia parte integrante delle stesse. Dalla ricerca sono emerse anche delle perplessità circa il pericolo di diffusione dei populismi, la salvaguardia della privacy e la possibilità di un'eccessiva dipendenza dai supporti tecnologici tanto da offuscare le capacità critiche del giornalista stesso.

I social media possano sortire l'effetto di catalizzatori dell'attenzione dei lettori assicurando il content sharing nel più breve tempo possibile rispetto a qualsiasi altro medium. Questo ha una duplice conseguenza: da un lato il lettore non è "incoraggiato" a cercare le notizie altrove rispetto ai luoghi dove sa con certezza che le troverà (basta accedere allo smartphone per avere, a portata di click tra le onde degli algoritmi e i flussi degli aggiornamenti, news anche real-time, geograficamente vicine e non), dall'altro lato, il lettore si sente inglobato, con o senza la sua volontà, in un sistema ciclico di condivisione della notizia, rigenerazione e, in taluni casi, creazione della stessa.
Uno studio pubblicato nel corso del 2017 sul Journal Computer-Mediated Communication di Homero Gil de Zúñiga, Brian Weeks, Alberto Ardèvol-Abreu spiega quale sia la percezione del lettore nei confronti del "ritrovamento delle notizie" sui social media:
While news-finds-me perceptions may be a function of using social media as a source of news, it may also be that holding this belief further encourages news exposure within these sites. For example, individuals who hold the news-finds-me perception may believe that social media fulfills their news needs, which might lead them to more consistently turn to social media as a source of news. That is, if people believe the news will find them without actively seeking it, they will likely need to continue to use and rely on social media as a source of news to maintain the perception of being informed. In this way, use of social media for news and news-finds-me perceptions may have a cyclical relationship. Using social media for news enhances the news-finds-me perception, which may subsequently encourage further use of social media as a source of news. 
Tuttavia, se questi aspetti possono essere accolti positivamente non possiamo sfuggire alla riflessione (e constatazione) dell'altra faccia della "libertà espressiva garantita dal web":
Ossia la possibilità di sfuggire ai tradizionali bottlenecks [colli di bottiglia] dell'informazione culturale grazie alla disintermediazione.
Si ritorna allo studio di Neil Thurman dal quale erano emersi forti punti interrogativi nei confronti di un giornalismo frutto dell'uso dei social media.

Credibilità: se fossimo davanti a una mappa concettuale questa sarebbe la parola chiave dopo giornalismo e social media. Quale credibilità dare al giornalismo che attinge dai social media? Quale linea di demarcazione possiamo porre fra il giornalismo e le fake news? In tanti si sono posti queste domande, compresi gli stessi giornalisti e le stesse testate giornalistiche, soprattutto dopo fatti di cronaca nera preceduti da tempeste mediatiche (non serve enumerarli).

Giornalismo: a che punto stiamo con le fake news?

Non è solo una questione di fake news o filter bubble, ma di intere strutture sociali esposte alla perdita di controllo nello sviluppo tecnologico, a maggior ragione in un Paese come l’Italia, che non gioca un ruolo di produttore di grandi architetture digitali.

Inoltre:

Secondo una recente indagine Demos-Coop, il 56% degli italiani ha considerato “vera una notizia letta su internet che poi si è rivelata falsa”. Il 23% “ha condiviso in rete contenuti per scoprire successivamente che erano infondati”.
Un dato ancora più inquietante: a credere alle fake news sono più volentieri le persone con titolo di studio medio (42%) o alto (49%) che basso (7%); lo stesso accade con le condivisioni. Le principali vittime (ma anche i complici) delle fake news sono i giovani istruiti, sempre più connessi e attivi anche attraverso gli smartphones (demos-coop, Osservatorio capitale sociale – 57 – I media, internet e le fake news, 18 dicembre 2017). 

Il rimedio non è un affannoso arrancare tra social media, algoritmi, aggiornamenti e utilizzo di app a cui cedere, indiscriminatamente, i nostri dati, le nostre risorse intellettive e le nostre energie.
Il rimedio è lo sviluppo e la contaminazione del pensiero critico per una produzione sana, coerente e ragionata di notizie condivisibili.

Giornalismo e pensiero critico

Per uno sviluppo e una promozione capillare del pensiero critico servono strumenti in grado di penetrare e raggiungere il sistema scolastico. Il dossier Ocse 2015 su scuola e università segnalava in Italia uno dei punteggi più bassi in termini di lettura e comprensione negli under 35. Parametri allarmanti soprattutto se comparati con quelli di altri stati europei. E il gap non arretra nel 2016. Il Dossier Ocse 2017 rileva un basso livello di competenze tra i lavoratori, tra i laureati e neolaureati italiani a dimostrazione del fatto che ne risentono le performance aziendali, manageriali, gli studi e le ricerche.
Come possiamo produrre giornalismo di qualità in questo contesto culturale? 
Sembra essere una guerra impari, quella tra giornalismo e fake news, tra verità e manipolazione, tra individuo pensante e "mandria".

Scuola e università sono le istituzioni in cui si può (e si deve) partire da una didattica per competenze in grado di preparare bambini, adolescenti e giovani nella risoluzione di molteplici problemi attraverso verifiche empiriche delle ipotesi, controllo, organizzazione e classificazione dei fattori. Tutto ciò si riassume nell'esercizio del pensiero critico.
La grande sfida del sistema scolastico italiano consiste nel preparare le future generazioni ad un ecosistema lavorativo complesso dove il singolo individuo può realizzarsi intraprendendo non un lavoro specifico ma una carriera trasversale che tocca più settori professionali i quali, nella maggior parte dei casi, saranno in continuo divenire. E' interessante, in questo contesto, uno studio del dipartimento del lavoro americano secondo il quale più della metà dei bambini che frequentano la scuola primaria svolgeranno in futuro una professione che, ad oggi, non esiste.

Progetti: lo sviluppo del pensiero critico per un giornalismo di qualità

Lo sviluppo del pensiero critico è l'obiettivo dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori (Opge): sviluppare il pensiero critico attraverso esercizi, specialmente a scuola, che servano a distinguere i contenuti credibili dalle fake news. Fanno parte del progetto i direttori dei quotidiani più prestigiosi degli Usa: Dean Baquet ( New York Times ), Gerard Baker ( Wall Street Journal) e Davan Maharaj ( Los Angeles Times).
A questo proposito nel dibattito di ieri tra il giornalista Paolo Bustaffa e il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, ospite del centro Cardinal Ferrari di Como, quest'ultimo afferma che:
Solo cittadini critici e responsabili sono in grado di combattere l’onda delle fake news. È un’operazione lunga e difficile. Noi come Corriere ad esempio partecipiamo  da tempo al progetto del quotidiano in classe, che invita gli studenti a maturare una coscienza critica della notizia e della sua filiera. Il triangolo famiglia-scuola-mondo dell’informazione ci deve portare a esigere la stessa qualità della carta sul web. Vedi l’esperimento che al Corriere stiamo facendo con Milena Gabanelli: notizie video basate su dati concreti e su numeri, per affrontare il cuore di un problema. Informazione rapida ma con tanta profondità. Questo è sapersi adeguare al mondo. L’importante è non mettersi in cattedra e non dare lezioni. Il mondo cambia.  Oggi le notizie arrivano di continuo da tanti fonti diverse; il giornale deve essere un’isola di riferimento dove poter trovare una chiave di lettura del mondo.
Un altro progetto per lo sviluppo del pensiero critico, nato nell'ottica di una connessione delle giovani generazioni con l'era attuale dell’industry 4.0 e dell’internet of things, è TEDxYouth@Bologna 2018. Evento e concorso al tempo stesso, TEDxYouth@Bologna darà voce alle idee degli studenti delle scuole superiori italiane che si esibiranno, a metà febbraio, in talk di max 18 minuti a partire dal tema “Il nostro orizzonte è il mondo” all’interno di macro-aree, dalla sfera umanistica a quella scientifica e tecnologia, passando per le idee imprenditoriali, le start-up e lo sport.

Da segnalare anche School of Media, progetto nato dall’associazione di promozione sociale Il Refuso, editore della testata Giornalisti Nell’erba, cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento della Gioventù, e dalla Regione Lazio in partnership con il Comune di Frascati e in collaborazione con DVI99.
School of Media è la scuola di giornalismo che attraverso "poche chiacchiere e molto esercizio" insegnerà gratuitamente a 120 giovani del Lazio a "scrivere, a leggere ed informarsi, a fare riprese video, a montare e calibrare l’audio, a costruire un sito web, a buttar giù grafiche e infografiche, a usare correttamente - ed efficacemente - i social network".

E sul futuro della professione giornalistica segnaliamo invece il master in giornalismi & comunicazione corporate: “Dal Brand Journalism alle Digital PR, quando il Giornalismo Sposa l’Impresa” di DataMediaHub, in collaborazione con Associazione Stampa Romana e AGI come media partner:
Se dunque l’industria dell’informazione non pare allo stato attuale aver ritrovato la luce e gli sbocchi professionali sono di conseguenza estremamente ridotti, se non nulli, con tagli occupazionali che purtroppo proseguiranno anche nel 2018, questo non significa che la professione giornalistica non abbia un futuro, anzi. L’evoluzione continua che ha interessato il settore della comunicazione negli ultimi anni e la grande rivoluzione avvenuta nel panorama dei media si è caratterizzata anche per l’esplosione di branded content e più in generale di quello che viene raccolto nella definizione di brand journalism.



Concludendo...

Prima di iniziare a scrivere ho letto queste parole di Ryszard Kapuściński:

La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori… In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta.

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A proposito di mappe concettuali: Venngage

Se vuoi qualche dritta su come creare una mappa concettuale e se sei interessato a dei tool che creano la mappa che ti permette di rendere chiaro e fluido il processo comunicativo, Venngage è quello che fa per te. Venngage è il creatore di mappe concettuali accattivanti. Realese di facile utilizzo, Venngage ti permette di scegliere il design professionale adatto alla costruzione della tua mappa. Non è necessario essere un graphic designer: tu metti le idee e Venngage pensa a tutto il resto.

mercoledì 24 gennaio 2018

Kelsey Beckett: bellezza femminile a nudo

Kelsey Beckett è una giovanissima artista statunitense, originaria del Michigan, che utilizza la pittura ad olio e digitale per creare delle travolgenti figure femminili. Laureata al College for Creative Studies, nonostante la sua giovane età, ha già esposto in numerose gallerie d'arte ed è stata insignita di medaglie d'onorificenza.


Dalle star della musica pop (come Lady Gaga) ai personaggi di Game of Thrones: Kelsey Beckett ritrae la figura femminile spogliandola di ogni artificio contemporaneo e donandole la grazia, il mistero e il fascino che le appartengono.












martedì 23 gennaio 2018

Takashi Murakami: The Octopus eats its own leg - Vancouver Art Gallery

The Octopus eats its own leg 
TAKASHI MURAKAMI
Dal 3 febbraio 2018 al 6 maggio 2018
Vancouver Art Gallery
750 Hornby Street
Vancouver

"There's a cute culture in Japan that everyone knows about, but without digging deeper, it's hard to understand. It's like Pop Art - if you can't understand the consumer culture in America, you can't understand it."

Takashi Murakami è uno degli artisti più stimati e affermati della scena artistica contemporanea. E non solo. Murakami potrebbe essere riconosciuto come un acuto pensatore, un filosofo moderno che analizza la società e traspone i suoi bisogni sulla tela. Emblematica, da questo punto di vista, la teorizzazione del neologismo Superflat: la linea di demarcazione tra estetica tradizionale e contemporanea nella cultura giapponese e nella cultura americana si trasferisce nel neologismo superflat per identificare quel genere artistico del secondo dopoguerra nipponico caratterizzato da personaggi (e prodotti) di consumo (Hello Kitty ne è un esempio). 


Dai manga alle anime passando per il design Tokyo-Pop: la produzione artistica di Takashi Murakami prolifera di simbolismo e affonda le radici nel gruppo degli Eccentrics, artisti radicali e controcultura attivi tra il XVII e il XIX secolo. Conosciuto come "Warhol of Japan", Murakami crea immagini e personaggi unici, che trovano la loro perfetta collocazione nella cultura popolare. 
Nobuo Tsuji, rinomato storico dell'arte giapponese e mentore di Murakami, afferma che l'arte di Murakami mescola la cultura passata e tradizionale con il presente artistico creando dei prodotti che rappresentano un intreccio tra contenuti Pop, anime, otaku e folclore.  


A trent'anni dagli esordi come artista, Vancouver Art Gallery presenta Takashi Murakami: The Octopus Eat Its Leg, la prima grande retrospettiva dei dipinti di Takashi Murakami in Canada. Una mostra che vuole essere un percorso (dagli anni ottanta ad oggi) dal quale emergono i temi costanti e continui che l'artista ha portato avanti nel corso della sua carriera. 
Più di cinquanta opere tra dipinti e sculture in mostra alla Vancouver Art Gallery che presuppongono una forte:
dedication to craftsmanship and uninhibited imagination mining a diverse field of conceptual and cultural references extending from folklore to art history and popular culture.





The Octopus eats its own leg 
TAKASHI MURAKAMI
Dal 3 febbraio 2018 al 6 maggio 2018

Street art, musealizzazione e trasformazione dell’attività curatoriale

Ericailcane
Cosa sta accadendo al contesto museale odierno e come si stanno trasformando le figure che ruotano e lavorano all'interno del museo? Cosa accede se la street art entra nei musei modificando i paradigmi degli stessi?
Dai progetti finalizzati alla musealizzazione della street art alla riflessione attorno al progetto Nice street art project provando a rispondere a due quesiti che il seminario si pone: ne parlo su Wall Street International Magazine:

Continua la lettura:

La street art europea nel contesto artistico contemporaneo tra musealizzazione e trasformazione dell’attività curatoriale

lunedì 22 gennaio 2018

Chimaera: Lauren YS, Kristina Collantes e Nomi Chi - Superchief Gallery

CHIMAERA
Exhibition by Lauren YS, Kristina Collantes, and Nomi Chi
Da Sabato 13 gennaio 2018 a Martedì 13 Febbraio 2018
Superchief Gallery,
739 Kohler St, Los Angeles, CA 90021
Lauren YS
Lauren YS, Nomi Chi e Kristina Collantes: tre donne. tre sguardi differenti sull'universo femminile, tre rielaborazioni del saggio di Donna Haraway, "The Cyborg Manifesto" edito nel 1984. Socialismo, femminismo e materialismo sono alcune delle parole chiave che possiamo trovare nel saggio. La "woman's experience" di cui parlava Haraway viene reinterpretata in chiave contemporanea dalle tre giovani e affermate artiste, ognuna delle quali mette in campo la propria expertise artistica per mostrare cosa significa essere donna nel contesto sociale e culturale odierno.
Lauren YS

Lauren YS

Lauren YS
In questo discorso la demarcazione tra umano e animale, macchina e uomo tanto caro nel saggio di Donna Haraway, viene trasfigurato e donato di un nuovo simbolismo: da questo intreccio artistico nasce la Chimaera, figura della mitologia greca, secondo le leggende un mostro con parti del corpo di animali diversi.
Kristina Collantes

Kristina Collantes
Kristina Collantes

Nomi Chi

Nomi Chi


Nomi Chi

CHIMAERA
Da Sabato 13 gennaio 2018 a Martedì 13 Febbraio 2018